Legge elettorale, Alfano apre al Pd sul “sindaco d’Italia”. Ma solo se l’accordo si fa anche con i berlusconiani

Difficile fare tutto da soli. Soprattutto sulla riscrittura della legge elettorale che, se troppo strattonata da una parte e dall’altra degli schieramenti, rischia di non vedere la luce neanche in questa stagione. Lo ha capito Angelino Alfano che manda a dire a Matteo Renzi (che ha messo sul tappeto tre proposte, modello spagnolo, Mattarellum ritoccato e “sindaco d’Italia”) che è pronto a “collaborare”; lo sa bene Silvio Berlusconi che fa sapere di volersi sedere al tavolo della legge elettorale (apprezzando gli sforzi del sindaco di Firenze in chiave anti-Alfano) con l’obiettivo non dichiarato del voto anticipato. Intervistato dal Messaggero, il vicepremier si riprende la scena e spiega le sue mosse: «Rispetto a Renzi noi segniamo due punti decisivi a favore del Nuovo centrodestra. Il primo è che è stata unanimemente accettata l’idea di un contratto di governo; il secondo che sulla legge elettorale, che quel contratto non annovera, si parte dal meccanismo elettorale dei sindaci. Poi è giusto andare al confronto più largo possibile, e per noi sarebbe importante avere anche il sì di Forza Italia». Per evitare di restare all’angolo Alfano abbandona la riluttanza iniziale sul timing di Renzi: «Accettiamo l’accelerazione sulla riforma elettorale con il modello del sindaco. Ci fidiamo che chi vuole la legge elettorale subito non punta subito dopo a far cadere il governo». Il nuovo centrodestra, insomma, ha deciso di fidarsi della sinistra a patto che vengano coinvolti anche gli azzurri, Alfano dice di accettare il rischio che dopo la legge elettorale si vada alle urne e non teme, come ha pronosticato un malizioso Renzi, di farsi asfaltare da Berlusconi. Frena, invece, sul pacchetto generale che annovera tra le priorità immigrazione e unioni civili per mettere a tacere le critiche che vengono da destra: «Per noi prima degli immigrati vengono gli italiani. Le nostre priorità sono lavoro, impresa, famiglia». Quanto al Job Act, «non ci facciamo incantare: se si tratta di mettere un nome inglese alla solita vecchia zuppa, la nostra risposta è no grazie». Alfano conferma di preferire il meccanismo dell’elezione dei sindaci perché il Mattarellum «ha portato in Parlamento milanesi eletti a Trapani e siciliani in Trentino», mentre il voto di preferenza assicura un reale rapporto tra cittadino ed eletto. Forza Italia, dal suo canto, vuole vedere le carte: insomma è disposta a giocare ma anche a sfilarsi se «fosse una trappola», come sottolinea Mara Carfagna.  «La nostra – dice la portavoce azzurra alla Camera – è un’apertura condizionata, siamo pronti a discutere ogni proposta che consenta di riformare la legge in senso bipolare e maggioritario purché garantisca chiarezza, stabilità e governabilità». In quindici giorni come vorrebbe Renzi? Le regole del gioco si scrivono insieme – rispondono da  Forza Italia – va bene fare in fretta ma se non nasconde il disegno del segretario del Pd di ritagliarsi una legge elettorale su misura. Per i grillini, sempre fieramente all’opposizione di tutto, Renzi è un «un pappagallo telecomandato dai suoi mentalisti».