«Le minacce dai No Tav? Anche colpa della Mannoia»: denuncia choc di Esposito (Pd)

«Caselli se n’è andato. Bersani, in rianimazione. Chiamparino non tornerà». Questo il sintetico messaggio minaccioso lasciato accanto a tre bottiglie molotov davanti la porta di casa del senatore Pd, Stefano Esposito, da sempre su posizioni apertamente a favore della Tav. L’ennesima azione intimidatoria, l’ultima pressione esercitata nei confronti del parlamentare democrat che vive sotto scorta. «Io sono uno che non ha mai tirato indietro né la gamba, né la faccia, ma la politica deve essere un piacere – ha detto Esposito intervistato a La zanzara su Radio 24 – se deve diventare una galera ne traggo le conseguenze». Una vita blindata, la sua e quella della sua famiglia, (una moglie e tre figli piccoli), inquietantemente monitorata e condizionata da una “strategia della tensione” perseguita con moniti ultimativi e vessazioni ricattatorie dagli integralisti movimentisti che hanno in Val di Susa il loro ideale quartier generale; degenerazione ultima di una linea contestataria scelta da chi ha stravolto e piegato alle sue declinazioni peggiori, i motivi della protesta originaria.

Ora, il fatto che la contestazione No Tav sia ormai ridotta alla deriva violenta, è cosa nota: ma di come la protesta abbia ceduto agli istinti più bassi, snaturando rivendicazioni e strategie del dissenso degli inizi, nulla si sa. Perché si tace. Si tace nei salotti televisivi, nelle manifestazioni di piazza, nei comizi politici di parte. Un silenzio a cui, sul web e sulla stampa schierata a favore del movimento contro la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, fa eco una contro-informazione che mette puntualmente all’indice mediatico interventi e risposte delle forze dell’ordine agli attacchi delle frange più minacciose degli estremisti No Tav.

Ciò non toglie che lasci profondamente sgomenti e indignati l’intervista radiofonica rilasciata da Esposito, e rilanciata dal Corriere della sera, in cui il senatore Pd ricostruisce il contesto in cui l’odio “rivoluzionario” matura e si propaga endemicamente, concentrandosi contro il nemico di turno. «Facile individuare i mandanti morali delle molotov – dice il parlamentare democratico –; ci sono tanti libri contro la Torino-Lione, che giustificano azioni violente. Per esempio Livio Pepino, ex capo di magistratura democratica, che invece di prendere le distanze, attacca Caselli che reprime questi fenomeni».

Ma non è tutto: perché la politica si esprime in forma compiuta con la letteratura, come con la canzone d’autore, e allora, Esposito nella sua intervista individua dei corresponsabili della situazione di pressione intimidatoria a cui è sottoposto, anche in «quegli artisti che sventolano le bandiere contro la Tav, come Fiorella Mannoia e Caparezza». «Non sanno di cosa parlano», conclude nel suo sfogo il senatore Pd. Ma sanno, aggiungiamo noi, che essere No Tav oggi fa molto figo…