La “santa furbizia” dei Magi diventa modello per i contemporanei

I magi seppero superare un momento di oscurità presso Erode e sfuggirono al torpore della notte del mondo, grazie a una “santa furbizia”, “quella scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli e evitarli”. Lo ha detto Papa Francesco nella messa dell’Epifania, ricordando che al ritorno dall’aver trovato Gesù a Betlemme, il magi evitarono di ripassare da Erode, dal suo “palazzo tenebroso”. “Questi saggi venuti dall’Oriente – ha osservato – ci insegnano come non cadere nelle insidie e nelle tenebre e come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita. Loro con questa santa furbizia – ha aggiunto a braccio – hanno custodito la fede, anche noi dobbiamo custodirla, tante volte c’è anche un buio travestito da luce, perché san Paolo ce lo dice, e qui è necessaria la santa furbizia contro il canto delle sirene, che ci dicono ‘guarda che bello, bisogna fare questo’ “. Occorre – ha proseguito papa Francesco – accogliere nel nostro cuore la luce di Dio e, nello stesso tempo, coltivare quella furbizia spirituale che sa coniugare semplicità e astuzia, come chiede Gesù ai discepoli: ‘siate prudenti come serpenti e semplici come le colombe’ “.

I magi, ha spiegato papa Francesco, “simboleggiano il destino di ogni uomo: la nostra vita è un camminare, illuminati dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore, che noi cristiani riconosciamo in Gesù, luce del mondo”. Ha quindi indicato “due grandi ‘libri’ da cui trarre i segni per orientarsi nel pellegrinaggio: il libro della creazione e il libro delle Sacre scritture”. Ogni uomo, ha detto, ha a disposizione questi due libri. “Specialmente ascoltare il Vangelo, leggerlo, meditarlo e farlo nostro nutrimento spirituale – ha sottolineato – ci consente di incontrare Gesù vivo, di fare esperienza di Lui e del suo amore”.