La difesa appassionata di Nunzia De Girolamo (in un’aula semideserta): «Contro di me un complotto»

«Vengo con determinazione a spiegare i motivi per cui mai e poi mai ho abusato del mio ruolo di deputato e mai ho violato la Costituzione». Alle 10 in punto Nunzia De Girolamo inizia il suo intervento in aula all’interrogazione del Pd sulla vicenda della Asl di Benevento. Ha fatto ingresso alle ore 9,17 in un’aula semivuota di Montecitorio (circa 50 deputati), nel giorno più lungo del suo mandato da ministro delle Politiche agricole. Accolta dai saluti e baci di Renato Brunetta, dell’ex capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto, dal collega ministro Andrea Orlando, De Girolamo si è seduta al suo posto aspettando di riferire in aula sulla vicenda della Asl di Benevento che la vede coinvolta. Accanto a lei siedono il vicepremier Angelino Alfano e il ministro Gaetano Quagliariello. Assente il premier Enrico Letta. Poi il vicepremier appena la Di Girolamo inizia parlare lascia l’aula. Ad ascoltare l’appello della ministra anche il marito Francesco Boccia, che segue l’intervento con le mani intrecciate davanti alla bocca. «La mia vita di politico, di persona e di donna è stata travolta da un linciaggio e un accanimento senza precedenti. Il mio riserbo dei primi giorni era dettato dal rispetto per il lavoro magistratura – dice –  Questa vicenda è kafkiana, a leggere i giornali sembra che sia io ad essere sotto inchiesta ma la realtà è diversa, io non sono indagata, indagato è Pisapia e l’intercettazione è abusiva». E ancora: «Con la forza della mia pulizia interiore sono qui per difendere il mio onore, la mia dignità, la mia onestà. Nutro da sempre considerazione quasi sacra nei confronti della magistratura, e con la coscienza in pace, pur con il cuore in subbuglio, parto proprio da quanto successo per spiegare la mia posizione». Il ministro chiarisce di non aver «esercitato pressioni né direttamente né indirettamente» e che la truffa della Asl di Benevento «riguarda altre persone, una delle quali ha costruito un dossier contro di me, frutto di un complotto ai miei danni». Nelle carte sulla vicenda Asl si parla di «pericolosità dei soggetti coinvolti, di capacità e attitudine delinquenziale», in particolare dello «spessore delinquenziale di Pisapia». Nunzia De Girolamo sottolinea che l’inchiesta nella quale è stata coinvolta parte da una attività illecita di intercettazione. Intercettazioni, sottolinea, che riguardano anche aspetti e considerazioni di carattere privato che sono state rese pubbliche. Da qui l’appello al Parlamento a dare un giudizio di carattere etico su ciò. Quanto alle riunioni  nella sua abitazione dà una spiegazione: «È avvenuto che io abbia tenuto riunioni» perché «soffrivo di una particolare patologia post partum che mi impediva spostamenti e come parlamentare della zona esercitavo il diritto e dovere di segnalare questioni e trovare soluzioni. Sono state estrapolate una serie di espressioni che collegate tra loro offrono un suggestivo richiamo giornalistico, ma non sono la verità». E puntualizza:  «Sono pronta a chiarire punto su punto tutti i passaggi sui quali sono stata processata sui giornali. Se mi pento per espressioni colorite usate in un contesto privato, non mi pento di aver aiutato gente che chiedeva ad alta voce maggiore assistenza sanitaria. In una terra devastata dalla camorra, dalle ruberie e dalla convivenza con i clan da parte di anime belle che oggi si indignano per le parolacce di un ministro, desta scandalo che un deputato abbia chiesto informazioni sul bar dello zio. Semplici informazioni, nessuna pressione: il dirigente dell’ospedale Fatebenefratelli, che è privato, ha detto di non aver avuto pressioni da me» Quanto alle nomine chiarisce: «Non ho mai fatto alcuna telefonata per annullare sanzioni, e mai mi sono interessata alla vicenda delle mozzarelle di Benevento. Mi è stato chiesto, anche da persone autorevoli, di intervenire per amici, mogli, compagni fratelli. Ho sempre detto no e oggi mi fanno pagare anche questo». Sull’appalto del 118 chiarisce: «Pago lo scotto di aver dato risposte alle pressioni sociali dei lavoratori: sarebbe stato sufficiente scorrere la rassegna stampa dell’epoca per avere contezza che nel luglio 2012 erano in atto diverse proteste dei lavoratori, che rivendicavano retribuzioni non pagate da parte della Sanit». Il ministro racconta: «L’unico modo per scongiurare l’interruzione del servizio e per evitare l’esasperazione dei lavoratori» era intervenire. «Non ho mai sponsarizzato nessun incarico, nello specifico nella Asl di Benevento, e in generale in nessuna struttura della sanità pubblica», spiega il ministro. Quanto a Pisapia  spiega che «già un mese prima delle riunioni in questioni, aveva autonomamente assunto un provvedimento con cui prorogava il servizio fino al 31 dicembre. Costui è venuto in casa mia munito di registratore, già consapevole di aver fatto la proroga, per provocare una discussione e poter poi usare quelle registrazioni per le sue attività delinquenziali. Non esiste nessun direttorio politico-partitico». E poi incalza: «Respingo con tutte le forze che ho in corpo anche il semplice sospetto che io abbia agito illecitamente, rivendico la difesa della mia persona e invito a riflettere su quanto avvenuto e a non confondere mai vittime e carnefici. Io sono stata vilipesa ed esposta alla pubblica gogna violata negli affetti familiari e si é arrivati addirittura alla esegesi della parolaccia sulla bocca di una donna, quasi fosse cosa diversa da quella pronunciata da un uomo». E infine un pensiero alla sua bambina: «Voglio che mia figlia nei prossimi anni possa andare a testa alta e sapere che sua madre mai e poi mai ha abusato del suo ruolo di deputato e mai e poi mai ha calpestato la bandiera cui si inchina ogni mattina quando entra nel suo ufficio». Solo i deputati di Ncd applaudono la ministra al termine del suo intervento durato circa tre quarti d’ora. Nessun battimano si è levato da altri gruppi. Neanche il marito, Francesco Boccia, ha battuto le mani: le ha tenute, giunte, dall’inizio alla fine dell’intervento sotto il mento con lo sguardo fisso verso il centro dell’Emiciclo.