La crisi fa riscoprire la cultura degli “avanzi”. Gli italiani escono dalle feste con il recupero dei contorni perduti…

Riciclo, ergo sum. O meglio, sopravvivo alla crisi. Di più: gli italiani avviluppati nella spirale della recessione, anche negli ultimi dodici mesi hanno dimostrato di sapersi declinare alle difficoltà, stringendo la cinghia e riformulando il decalogo familiare delle priorità, a partire proprio dalla lista della spesa. Esame di fine anno superato, allora, e a confermalo è – una volta di più – la Coldiretti, attenta osservatrice delle consuetudini gastronomiche nostrane, vizi e proibizioni comprese, che in un rapido consuntivo ha stimato che sulle tavole delle feste sono rimasti oltre duecento milioni di euro di cibi e bevande, salvati dalla spazzatura in nome della cucina degli avanzi. O meglio, di una rinnovata “cultura del recupero” che, con la crisi, è tornata di grande attualità quotidiana nelle case – e nelle dispense – dei consumatori. E c’è dell’altro: sempre secondo l’indagine stilata dalla Coldiretti, quasi sette italiani su dieci (68%) hanno trascorso a casa il tradizionale cenone di fine anno, rinverdendo fasti domestici e abitudini sociali cadute in disuso in nome di mode esterofile e globalizzanti, favorite dall’opulenza consumistica degli anni passati. All’inebriante raduno di piazza e al pantagruelico viaggio con destinazione esotica, dunque, per il capodanno 2013 gli italiani hanno preferito il più intimo rendez-vous tra pochi, selezionati, compagni di tavola. E allora, secondo l’indagine, rimanendo nei salotti casalinghi, il 73% degli intervistati quest’anno ha ridotto gli sprechi, e fra questi l’80% ha fatto la spesa in modo più oculato, tanto che il 26% ha ridotto le dosi acquistate, mentre ammontano al 56% quelli che riutilizzano gli avanzi. «Recuperare il cibo è una scelta che – osserva la Coldiretti – fa bene all’economia e all’ambiente, anche con una minore produzione di rifiuti». C’è poco da sprecare, del resto, e nella ricerca – ed esaltazione – dell’essenziale, sulla tavola delle feste di fine anno non poteva mancare quindi il “cibo dei poveri di ieri” che, corsi e ricorsi gastronomici, torna ad essere incoronato cibo, se non proprio dei poveri, almeno degli italiani stretti nella morsa della crisi di oggi. Così, report dell’associazione alla mano, si apprende ancora che, per il tradizionale appuntamento di fine anno con la tavola, le famiglie di casa nostra hanno speso quasi 1,9 miliardi di euro, il 5% in meno rispetto allo scorso anno. Che, con il Capodanno 2013 siano state stappate oltre 80 milioni di bottiglie di spumante, andate ad accompagnare il consumo di 6,5 milioni di chili di cotechini e zamponi, con un aumento del 9% rispetto all’anno scorso, serviti assieme a 10 milioni di chili di lenticchie chiamate, ancora una volta, come tradizione vuole, a portar fortuna e denaro. Il che, data la congiuntura difficile in cui versa il Paese, decisamente non guasta…