La Consulta detta le regole su premio di maggioranza e preferenze. Uno scossone per i partiti

14 Gen 2014 9:21 - di Redazione

Le Camere elette con il Porcellum sono legittime e non cessano di operare; il principio della continuità degli organi dello Stato, Parlamento in testa, è sovrano e resta a fondamento; le ultime elezioni politiche rappresentano un fatto concluso, sul quale non si torna; gli effetti della sentenza si vedranno se di dovesse andare al voto con quel che resta del Porcellum, depurato delle sue parti illegittime: e se questo avvenisse domani, ovvero se la politica non riuscisse a portare a termine la riforma della legge che regola il voto, il Paese avrebbe da subito a disposizione una legge elettorale funzionante. Sono gli esiti della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale. Dopo la decisione presa dai 15 giudici della Consulta, che il 4 dicembre hanno bocciato il Porcellum, sono state depositate ora le motivazioni della sentenza, che spiegano nel dettaglio quella decisione. E soprattutto, oltre a definire la questione posta sul Porcellum, guardano in avanti, definendo alcuni principi guida per il legislatore alle prese con la stesura di una nuova legge elettorale. Tra questi, centrale – ma sicuramente da approfondire – una possibile apertura alle liste bloccate corte, quelle cioè previste dal modello spagnolo, uno dei tre messi sul tavolo da Renzi.

Sul premio di maggioranza la Consulta ha stabilito che senza una soglia “ragionevole” risulterebbe “distorsivo” della volontà degli elettori e “non proporzionato” rispetto agli stessi obiettivi di governabilità che si prefigge. Per essere legittimo un premio deve essere ragionevole e prevedere una soglia minima di voti sotto il quale non scatta. Quale sia questa soglia la Corte non lo esplicita, semmai dovrà farlo il Parlamento. L’esito, quindi, per il momento, è quello di annullare il premio in sé, e al Paese viene riconsegnato un sistema elettorale proporzionale, senza premio di maggioranza. L’elettore ha inoltre la possibilità di esprimere almeno una preferenza, perché la Corte ha stoppato anche i listoni bloccati previsti dal Porcellum. Quello delle preferenze è l’unico punto dove si rende necessario un intervento interpretativo o un intervento normativo di tipo secondario, quale un regolamento o un decreto ministeriale, per definire come esprimerle.

C’è poi l’importante capitolo legato al Parlamento in essere. La Consulta chiarisce senza mezzi termini che la sentenza non lo travolge, che le Camere sono legittime e legittimate ad operare, così come lo sono gli atti che ha adottato. E vale il principio della continuità degli organi costituzionali. Non solo. Le ultime elezioni sono un fatto concluso, “posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti”.

Per il Pd ora non ci sono più alibi: occorre procedere subito a riformare la legge elettorale con un accordo che, auspica Renzi, deve essere il più largo possibile. Il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello spiega, a sua volta, che se il sistema disegnato dalla Consulta con i tagli al Porcellum è immediatamente operativo, esso significherebbe consegnare il paese alle larghe intese a vita.

 

 

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