“La Boldrini non si sfiora nemmeno con un vaffa, gli altri insultateli pure…”: è la logica della sinistra, signori!

Che sia da sprovveduti farsi cogliere con le dita nella marmellata di Facebook è evidente. E il consigliere azzurro delle Marche, Enzo Marangoni, ha sbagliato ed è stato quantomeno ingenuo nel pubblicare un post con il “vaffa” alla Boldrini e alla Kyenge. Che poi ci sia chi ha la libertà di insultare senza freni e chi invece viene fucilato per una battuta sopra le righe è una verità incontestabile. Grillo offende tutti, usa il “vaffa” come arma politica e non accade nulla. Anzi, le sue parole vengono amplificate manco si trattasse del Vangelo, e “psiconano” diventa un’idea fantastica. Nel contempo, possono essere insultate (come lo sono state per anni da politici, opinionisti e presunti comici) le donne del centrodestra e non accade nulla. Ma guai a ironizzare sulle donne del Pd o di Sel, è attacco sessista. Lo “scandalo Marangoni” non finisce mai, tra chi inorridisce e chi chiede che faccia le valigie. E lui non demorde: «Sono pronto a dimettermi da consigliere regionale quando si dimetterà chi si è recata con un volo di Stato in Sudafrica ai funerali di Mandela pur non avendone titolo, con l’aggravante di farsi accompagnare dal fidanzato e da uno stuolo di collaboratori», dice riferendosi alla Boldrini. Unica concessione, «se le due signore in questione si fossero sentite offese – scrive – sono pronto a porgere personalmente a loro, ma solo a loro, le mie scuse andando a Roma. Non ha invece titolo per chiedere scuse chi offeso non è, cioè i partiti cui appartengono». In generale, spiega Marangoni, «le offese alla Boldrini e alla Kyenge in realtà non ci sono, perché annacquate dalla moda del “vaffa”, ormai diffusissima e dilagante, dopo le performance politiche e mediatiche dell’affermato politico genovese Beppe Grillo». Sel aveva chiesto le dimissioni del consigliere forzista ma lui replica «al partito lustrascarpe del Pd» che è pronto a lasciare il seggio «il giorno dopo a quello in cui si dimetterà chi ha riso al telefono per le domande dei giornalisti sui tumori a Taranto ed è indagato per concussione aggravata nell’inchiesta sul disastro ambientale dell’Ilva», ossia Nichi Vendola.