Inchiesta choc del “Corriere”: «Roma portata allo sfacelo». Bocciato il ventennio dei sindaci rossi

«Roma sporca, caotica, insicura:
la caduta di una capitale senza governo». È il titolo di un’inchiesta partita oggi sul Corriere della Sera che fotografa una realtà disastrosa della città e della quale il quotidiano di via Solferino pare accorgersi solo oggi. «Ogni 100 abitanti 67 auto, 56 pedoni uccisi l’anno. Un residente produce 660 kg di rifiuti, 113 più di Napoli. Abusi edilizi per 1 su 4. Dipendenti comunali: il doppio della Fiat», si legge nella prima puntata dell’inchiesta firmata da Paolo Conti e Sergio Rizzo. «Ignazio Marino si ritrova a guidare una città che la classifica della sicurezza stilata proprio dall’università romana La Sapienza per Italia Oggi Sette colloca al posto numero 101 sui 110 capoluoghi. Due posizioni dietro Napoli, che occupa la casella 99. E non può consolare il fatto che Milano sia ritenuta ancora meno sicura, la peggiore d’Italia. Perché la graduatoria della qualità complessiva della vita piazza il capoluogo lombardo ben 27 posti sopra Roma, precipitata negli ultimi due anni dalla cinquantunesima alla sessantaquattresima posizione».

Scrive ancora il Corriere a proposito dei trasporti: «Il risultato di decenni di gestione sconsiderata della città, in assenza di qualunque visione strategica, si può condensare nei 37 chilometri di linee metropolitane di cui è dotato il Comune territorialmente più vasto d’Europa, con quasi tre milioni di residenti e un’area urbana di cinque milioni: due chilometri in meno dei 39 della città spagnola di Bilbao, un sesto di Parigi, meno di un decimo di Londra». Gestione sconsiderata appunto, che ha dei nomi e dei cognomi e un’area politica ben delimitata. Quello che, infatti, l’inchiesta (per ora) non scrive è che la politica romana, da quasi quarant’anni, è saldamente in mano alle amministrazioni di centrosinistra. Tranne l’eccezione di Gianni Alemanno, sulla poltrona di sindaco dal maggio 2008 alla primavera del 2013, la destra non ha mai avuto modo di decidere alcunché sulle scelte strategiche della Capitale. Bastino i numeri dal 1976 a oggi: su dieci sindaci eletti, sei del Pci, Ds o Pd (Argan, Petroselli, Vetere, Rutelli, Veltroni, Marino). Tranne le parentesi del pentapartito (Signorello, Giubilo e Carraro) dal 1985 al 1993 e, in tempi più recenti quella di centrodestra, il pallino è stato saldamente nelle mani del Partito comunista prima e dei suoi eredi poi. Scrive ancora il quotidiano di via Solferino: «La città che è la più grande azienda italiana per stipendi pagati, con un numero di dipendenti comunali pari a oltre il doppio degli occupati negli stabilimenti italiani della Fiat, non è governata». E se, contando sul fatto che sta lì da solo sette mesi, Marino replica serafico: «Roma non fu fatta in un giorno. Stiamo facendo progressi». Come se 23 anni di sindaci di sinistra non ci fossero mai stati.