Immigrazione: Grillo sconfessato dalla base. Movimento nel caos? Ma il caos è l’essenza del M5S…

Il “referendum” on line promosso da Beppe Grillo sull’abrogazione o meno del reato di clandestinità  ha clamorosamente smentito il suo stesso promotore, determinando una netta vittoria dei favorevoli all’abolizione: 15.839 hanno risposto sì,  a fronte di 9.093 che hanno espresso parare contrario. Immediata è stata la reazione della rete nel porre in rilievo la  sconfitta  dei “diarchi” del M5S (Grillo e Casaleggio), i quali avevano  brutalmente censurato nell’ottobre scorso i senatori pentastellati, colpevoli di aver votato una mozione a favore dell’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Si tratta di un dato indubbiamente sorprendente, vista la vera e propria ondata di fanatismo che circonda la figura di Grillo.

È tutto da dimostrare, però, che l’esito del referendum on line sull’immigrazione dimostri che il “metodo democratico” s’è fatto realmente strada all’interno del Movimento 5 Stelle, come gli stessi parlamentari grillini hanno subito annunciato ai quattro venti. «E adesso chi dice che la democrazia a cinque stelle non esiste, è in malafede!»,  ha affermato, tra gli altri, la senatrice pentastellata Elena Fattori. Certe affermazioni rischiano di essere controproducenti per gli stessi grillini, ingenerando il sospetto che questo “referendum” non rappresenti altro che una foglia di fico per coprire la natura “carismatica” del consenso che circonda i vertici del MoVimento. Nè si possono trascurare i numeri: gli iscritti al Blog che si sono espressi in questa occasione sono, complessivamente, 15.000 su 80.000. La stragrande maggioranza degli “attivisti” grillini (circa 65.000 iscritti) non ritiene dunque rilevante   il tema dell’immigrazione?  La verità è che  certe consultazioni della base grillina lasciano sempre il tempo che trovano, risultando arduo pensare che possano effettivamente incidere sulle strategie del leader.

È dunque fuorviante parlare di spaccature o di caos all’interno del MoVimento. La forza del grillismo sta proprio nella sua natura magmatica e caotica, una realtà all’interno della quale possono perfettamente convivere pulsioni normalmente catalogate di “destra” acanto a  sentimenti tradizionalmente riferiti alla “sinistra”. Ciò che in altri partiti o movimenti comporterebbe  spaccature, scissioni, polemiche furiose, determinando poi faticose operazioni di mediazione e di sintesi, nel Movimento 5 Stelle può manifestarsi  senza particolari ripercussioni. Il fatto è – e di ciò dovrebbero essere ben consapevoli tutti coloro, a partire da Renzi, che auspicano convergenze con il M5S su questo o quel tema politicamente rilevante – , il fatto è, dicevamo, che Grillo punta alla distruzione sistema, non alla sua riforma. Guai a dimenticarlo.