Il sindaco Marino fa il visionario: un parco a Malagrotta (ma il Pd non vede l’ora di scaricarlo)

Dove c’era la “monnezza” sorgeranno giardini (del resto anche De André cantava che dal letame nascono i fior…). Il giorno dopo che i magistrati hanno arrestato Manlio Cerroni, patron della grande discarica di Malagrotta e si promettono rivelazioni assai imbarazzanti sull’intreccio di potere che ha portato a un regime trentennale di monopolio sulla raccolta della spazzatura, Ignazio Marino, intervistato dal Corriere, se ne esce così, come la bella addormentata. E dice: dove c’era Malagrotta (che peraltro sta ancora lì) pianteranno centomila alberi. C’è il progetto. Che poi significa, in prospettiva, una rete di appalti prima per smantellare, poi per risanare, infine per rimboschire. Marino non sarà più sindaco, i rifiuti di Roma chissà dove andranno a finire, ma intanto lui la butta là, fa galoppare la fantasia verde per cancellare il ricordo di quella brutta foto con i maiali grufolanti a Selva Candida. Questo sindaco che fa disperare ormai anche i suoi (il Pd non lo può più vedere e le liti nella maggioranza sono all’ordine del giorno) e che ha pensato bene di rimediare sfrattando i giornalisti dal Campidoglio (entrano solo quelli con accrediti fissi per evitare fughe di notizie) ha cominciato il suo mandato facendo propria la lezione delle amministrazioni postideologiche: clientelismo a bassa intensità e legare il proprio nome a un fattore di propaganda immediatamente spendibile. Così, Marino ha circoscritto i confini della Capitale a via dei Fori Imperiali avviando la pedonalizzazione (non così drammatica come le opposizioni avevano profetizzato) e là si è fermato. Appagato. Soddisfatto. E tutto intorno un caos crescente, anche sul piano della vivibilità, come il tentato stupro di una commessa in pieno centro alle otto di sera. Certo, si dirà, il sindaco non deve fare lo sceriffo, ci mancherebbe. Ma magari una parolina, mentre annuncia la tolleranza zero per gli abusivi (ancora una volta quelli di via dei Fori Imperiali…), non sarebbe stata stonata e fuori posto. E poi, il tram. In singolare sintonia con il predecessore Rutelli, che battezzò il tram numero 8, Marino annuncia il tram numero uno, che collegherà Termini a Trastevere. Tempo di realizzazione: dieci mesi. Bisognerà ricordarsi di questa promessa. Intanto, qualcuno dica a Marino che non è nel centro storico (dove il trasporto su rotaia è benemerito) ma sul raccordo che i romani, mentre sono in fila, si fanno barba o manicure. Così, per ingannare l’attesa…