Il Pd approva l’intesa con Berlusconi sull’Italicum (senza voti contrari). Renzi: entro maggio le riforme

È un Renzi scatenato quello che presenta alla direzione del Pd la bozza di accordo sulla legge elettorale raggiunto sabato con Silvio Berlusconi: una bozza che “apre” alle modifiche ma non ai veti dei piccoli partiti.«L’Italicum consente al Pd di potersi giocare la partita per il governo. E non esclude le alleanze ma che siano alleanze per governare, non servano solo vincere per vincere», sintetizza il segretario del Pd, che ne ha per tutti, anche per chi, dal suo partito, ha criticato l’inciucio con il Cavaliere: «Esprimo a Silvio Berlusconi gratitudine per aver accettato di venire alla sede del Pd. Quelli che mi dicono dovevi parlare con Fi ma non con lui dico che è una contraddizione in termini perchè parlare con Fi significa parlare con lui, con chi dovevo parlare con Dudù?», ironizza Renzi, strappando qualche sorriso. «Pensare che io ho resuscitato Berlusconi fa a cozzi con la teologia e con la realtà perchè lui è il capo del centrodestra, riconosciuto da chi sta in alleanza con lui in tutte le città. Posso non pensarla come Berlusconi ma quando lui condivide le mie idee io non ho paura, non sono subalterno al punto da cambiare le mie idee», aggiunge il sindaco di Firenze, che poi replica anche alle accuse di Grillo: «Ha detto che sono uno showman, detto da lui è un complimento. Dico al collega showman: fino a quando continuerai ad abusare dell’intelligenza dei tuoi che lanciano grida di dolore perchè l’M5s si è autorecluso…».

Renzi ha dettagliato con precisione la sua ipotesi, condivisa con il Cavaliere, di riforma della legge elettorale, che prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza a chi abbia preso almeno il 35% dei voti che porti al 53% minimo e al 55% al massimo. «Il premio dunque sarà al massimo del 18%, in modo da evitare profili di incostituzionalità», dice il segretario. Ma la proposta prevede anche un doppio turno, eventuale: se nessuno ottiene il 35% c’è la possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori. La proposta di legge elettorale di Renzi prevede poi una soglia di sbarramento del 5% per chi si coalizza e dell’8% per chi non è in coalizione e del 12% per le coalizioni. E sulle critiche al meccanismo delle liste bloccate, Renzi risponde: «Chi oggi immagina, non sempre forte di un bagaglio di preferenze, le preferenze per avere eco mediatica significativa lo può fare ma nell’accordo le preferenze non ci sono. Se toccherà a me due sono gli impegni: le primarie e il vincolo assoluto della rappresentanza di genere».

Di lì a poco interviene il leader della minoraza interna, Gianni Cuperlo, che contesta la proposta di legge elettorale di Renzi: «La riforma elettorale non risulta ancora convincente perchè non garantisce né la rappresentanza adeguata né il diritto dei cittadini di scegliere gli eletti né una ragionevole governabilità”», dice  Cuperlo, ventilando nella proposta “profili di dubbia costituzionalità”. «Spero che Cuperlo, per le cose dette, voti contro e non si astenga ma poi vale il principio che dopo, il Pd viaggia compatto. Voglio fare della direzione un luogo vero, non o così o pomì, un luogo in cui si discute davvero ma quando si è deciso, quella linea non impegna parte del Pd ma il Pd», è la replica di Matteo Renzi in direzione, che chiude auspicando di approvare “entro maggio le riforme costituzionali in prima lettura e la legge elettorale in via definitiva”. La votazione finale sulla mozione renziana vede solo 34 astenuti e nessun voto contrario.

In serata arriva anche il messaggio di Silvio Berlusconi: «Vogliamo realizzare, in un clima di chiarezza e di rispetto reciproco, un limpido sistema bipolare, che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni, che riduca impropri poteri di veto e di interdizione, e che favorisca un sistema politico di chiara alternanza, sul modello di quanto accade nelle maggiori democrazie dell’Occidente avanzato», è l’appello del Cavaliere. Destinato a far discutere ancora, ovviamente nel Pd.