Il New York Times scopre che il Cav aveva ragione: «Italia ingovernabile, l’accordo con Renzi è una speranza»

Arriva da dove meno te lo aspetto il plauso all’incontro tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. «Per l’Italia, una strada possibile per uscire dall’instabilità politica», titola un editoriale del New York Times di oggi, secondo il quale «l’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi offre una speranza all’Italia». Nel pezzo è spiegato che l’intesa sulle riforme per rafforzare il bipolarismo può risolvere «uno dei più grossi problemi del Paese, l’ingovernabilità». Un bel cambio di valutazione per il quotidiano americano, che fino a non molto tempo fa parlava del Cavaliere come di un fenomeno inspiegabile, un tycoon incantatore che costruiva il consenso su soldi e bugie e che si presentava «come volto nuovo, ma ha portato al baratro». Che vedeva come una iattura la sua permanenza in politica, di fatto non riconoscendone nemmeno la legittimità. Giusto un anno fa, in occasione dell’annuncio della ricandidatura alle politiche, il giornale parlava di un ritorno «spudorato e in grado di fare seri danni». «Nonostante possa sembrare uno scherzo di cattivo gusto, visti i suoi fallimenti sul fronte delle riforme e dell’economia e i suoi scandali sessuali, il ritorno di Berlusconi potrebbe fare molti seri danni», scriveva il NYT, aggiungendo che «l’Italia non può permettersi ancora anni di stallo politico e stagnazione economica per l’opportunismo spudorato di Berlusconi». Per la «ripresa», quindi, veniva indicata la necessità di «una leadership sobria». Il NYT usava, poi, toni non meno indignati per obiettare alle lamentele di ingovernabilità del Paese espresse dal Cavaliere. «I suoi governi hanno avuto le maggioranze più grandi nella storia italiana del dopoguerra. E nulla è cambiato, anzi», chiosava il giornale, che oggi, invece, arriva alle stesse conclusioni dell’ex premier. Il quotidiano americano, infatti, ricorda che per anni l’Italia ha avuto governi instabili per gli effetti negativi del bicameralismo perfetto e per un sistema elettorale che dà potere di interdizione ai piccoli partiti. Se non è una “riabilitazione” poco ci manca, anche perché il NYT affianca a questo ragionamento le critiche al governo Letta, riconoscendo evidentemente che la «sobrietà» da sola non basta. L’esecutivo, scrive, è «sempre più subordinato a Renzi» per questo ora il pallino è nelle mani del segretario Pd. «La questione è se Renzi lavorerà in modo costruttivo con Letta», si legge nell’articolo che comunque considera il proseguimento del governo come «lo scenario più probabile».