Il modello spagnolo diventa “italico”: un aiutino per Alfano. Il Ncd detta le condizioni: il rimpasto non basta, ci vuole un Letta-bis

Per convincere anche il Nuovo centrodestra di Alfano a venire a patti, Matteo Renzi, dopo il faccia a faccia del disgelo con Silvio Berlusconi, ha deciso di trasformare il modello spagnolo in modello “italico” con le seguenti linee guida: circoscrizioni plurinominali piccole; listini bloccati di 4-5 nomi; ripartizione dei seggi su base nazionale tra i partiti che superano il 5%; premio di maggioranza alla coalizione più votata, per accedere alla quale occorre superare una soglia. Un passo che è stato fondamentale per addolcire le ire degli alfaniani e preparare il terreno a un incontro tra Angelino e Matteo. Ora manca solo il sì della direzione del Pd alla proposta di riforma elettorale, dalla quale il segretario non si aspetta sorprese, nonostante il mal di pancia di Stefano Fassina (“mi vergogno di quell’incontro”) e il giudizio di Pierluigi Bersani (“quel vertice è stato un errore”). “Il partito resti unito”, è l’auspicio di Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il Parlamento. Secondo indiscrezioni di Repubblica.it Renzi intende introdurre una novità nel testo della legge elettorale: il doppio turno di coalizione. Se nessuna coalizione ottiene il 35% le prime due vanno al ballottaggio per il premio.

Ora si attendono le mosse dell’asse Letta-Alfano. Si fanno più insistenti le voci di un imminente rimpasto per coinvolgere anche i renziani. E a questo obiettivo sembra guardare Renato Schifani (Ncd) quando, intervistato dal Messaggero, dice che,  dopo ”la stipula del patto sulle riforme” si deve ”passare ad una nuova fase nella quale Renzi metta fine ad un Pd di lotta e di governo”. ”È venuto il momento di un suo coinvolgimento – spiega – non si può stare in un governo dove il principale partito lo sostiene e gli fa opposizione allo stesso tempo. Metta suoi uomini nell’ esecutivo”. Ma il rimpasto non basta ad Angelino Alfano, infuriato per essere stato messo all’angolo dall’incontro Renzi-Berlusconi. Alfano pretende un Letta-bis e chiede che nella nuova legge elettorale vi sia l’indicazione del candidato premier.

La rinascita di Berlusconi galvanizza i “falchi” come Daniela Santanchè, che si intesta il merito della svolta e attacca i magistrati:”I veri sconfitti – sottolinea Santanchè intervistata da Repubblica – sono i magistrati. Il loro sporco tentativo di rendere impresentabile Berlusconi è fallito definitivamente. Possono anche arrestarlo domani mattina, ma dopo ieri per la storia e per l’opinione pubblica in cella non finirebbe un pregiudicato ma uno statista perseguitato politico”.

Resta furioso Beppe Grillo, tagliato fuori dall’accordo sulle riforme che si va profilando (ma era stato lo stesso Grillo a rifiutare la mano tesa di Renzi all’indomani del voto alle primarie) e si appella agli elettori del Pd, incitandoli alla rivolta per essere stati ingannati, visto che Renzi ha “riesumato” il “pregiudicato” Berlusconi. Al di là delle reazioni, di chi è contento e di chi è scontento, non c’è dubbio che la mossa di Renzi ha inserito elementi di novità e di movimento in un quadro politico statico e addormentato.  Non è abbastanza per esultare ma non è neanche poca cosa. Per questo il ministro Graziano Delrio, renziano, annuncia su twitter ai suoi follower che ha ripreso a cantare, dopo tanti anni, la canzone di Bob Dylan, Times they are a changin, i tempi stanno cambiando. Speriamo sia vero.