Il governo cancella il reato di clandestinità. Scafisti e trafficanti di immigrati ringraziano

Con un blitz al Senato il governo Letta ha cancellato il reato di immigrazione clandestina, che ritorna ad essere un semplice illecito amministrativo. L’emendamento dell’esecutivo al decreto legge “sulla messa alla prova” (il cosiddetto svuotacarceri) è passato con 182 sì, sedici no e sette astenuti. Si sono dichiarati a favore Pd e M5S, ma anche il Nuovo Centrodestra, dopo una lunga mediazione con il governo per una soluzione di compromesso. Voto contrario e gran battaglia in aula, invece, da Lega Nord, Forza Italia e, a sopresa, anche da Sel, che non si è accontentata delle modifiche del governo ritenendole troppo soft. Il ddl, passato alla fine con 195 voti a favore, 15 contrari e 36 astenuti, ora dovrà tornare alla Camera. L’approvazione è stata preceduta da momenti di tensione in aula e il governo ha presentato la sua proposta per tentare di ricucire le diverse posizioni di Pd e Ncd sulla cancellazione del reato. «Il governo – ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri – ha voluto precisare da un lato che viene abrogato il reato d’immigrazione clandestina e dall’altro che tale fattispecie viene trasformata in illecito amministrativo». Ciò significa quindi che chi per la prima volta entra irregolarmente in Italia non verrà sottoposto a un processo penale e non verrà punito come colpevole di un reato, ma verrà comunque espulso dal territorio italiano, forse dopo il pagamento (ma chi paga?) di una sanzione: solo qualora rientrasse nuovamente in Italia violando il decreto di espulsione o l’ordine di allontanamento commetterà un reato; così come commetterà un reato qualora dovesse violare un altro provvedimento dell’autorità amministrativa in materia d’immigrazione, ad esempio non adempiendo alle prescrizioni cautelari impostegli dal questore, così come del resto già avviene anche per i cittadini italiani che vengono puniti ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. «Cancellando il reato d’immigrazione clandestina – ha commentato Maurizio Gasparri – si dà un messaggio sbagliato perché si incoraggiano i trafficanti che sul Mediterraneo sono i colpevoli di orribili stragi. Il Ncd, che pure guida il ministero dell’Interno, contraddice le dichiarazioni che aveva fatto più volte. Con la sinistra ci si può confrontare sulle regole. Ma non ci si può consegnare su scelte decisive come il contrasto all’immigrazione clandestina. Abbiamo avanzato concrete proposte per evitare che vincesse la politica della confusione e non siamo stati ascoltati. Noi vogliamo unire la politica della sicurezza a quella della solidarietà. Contrastare la clandestinità è un dovere. Spiace che alcuni preferiscano il compromesso sulla sostanza delle scelte. Che ci vedono sempre e comunque distanti e distinti dalla sinistra». La Lega aveva presentato un emendamento al ddl puntando a lasciare in vita il reato di clandestinità, ma l’aula del Senato l’ha respinto. PI e Ncd si sono astenuti. «Abbiamo provato in tutti i modi a far comprendere al governo, alla maggioranza e al M5s  – ha detto Erika Stefani, capogruppo della commissione giustizia a Palazzo Madama per la Lega Nord – la gravità dell’impatto sociale che avrà l’abolizione del reato di clandestinità. Hanno la responsabilità di aver dato ai clandestini la licenza di entrare e restare impunemente nel Paese. Oggi serve rigore, non benefici. Pagheranno questa colpa nelle urne. I cittadini erano e restano contrari a questa scelta e solo la Lega ha dato loro voce». Contro il provvedimento del governo è arrivata una pioggia di critiche anche da Fratelli d’Italia. Ironico Ignazio La Russa: «Hanno risolto il problema dell’immigrazione abolendo il reato di ingresso clandestino. Attendiamo ora con maggiore fiducia gli aspetti benefici di questo illuminante provvedimento: niente più barconi nel Mediterraneo, niente più vittime degli scafisti che trafficano esseri umani, niente più ghetti e soprattutto più sicurezza nelle nostre città». Secondo Gianni Alemanno «l’abolizione del reato di clandestinità al primo ingresso abolisce di fatto le esecuzioni delle espulsioni. Se il primo ingresso illegale diventa un semplice illecito amministrativo può essere facilmente impugnato nei tribunali amministrativi, permettendo al clandestino di dileguarsi nuovamente. Non a caso, il primo ingresso illegale non è mai stato sanzionato con il carcere ma solo con ammenda convertibile in espulsione ed è stato l’unico strumento che ha permesso di espellere realmente i clandestini privi di ogni titolo di rifugiati. In questo modo non è possibile neanche constatare eventuali recidive e, di fatto, vengono aperte le frontiere». Dal Nuovo Centrodestra Maurizio Sacconi spiega invece che a suo avviso “i criteri di delega in materia di immigrazione non fanno altri che ripristinare integralmente la legge Bossi-Fini, là dove considerava illecito amministrativo il primo ingresso”.