Il delitto Mollicone verso l’archiviazione: la morte di Serena non avrà mai un colpevole…

Tredici anni di misteri. Di ricerca delle prove. Di perizie scientifiche. Di depistaggi e testimonianze inattendibili. Di ipotesi omicidiarie e di confutazione delle indagini. Tredici anni di verità negate e di buio investigativo. Di accelerazioni e battute d’arresto. E ora, la beffa dell’archiviazione imminente dopo l’ennesima sfilza di referti scientifici dagli esiti in contrasto con  le acquisizioni precedenti. È notizia di queste ore, infatti, che hanno dato responso negativo anche gli accertamenti comparativi sulle impronte digitali eseguiti per individuare finalmente l’assassino di Serena Mollicone, la studentessa scomparsa il primo giugno 2001 e ritrovata uccisa, legata e imbavagliata, due giorni dopo nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, nelle vicinanze di Arce (Frosinone), dove la ragazza viveva. La relazione consegnata dai Ris di Roma al procuratore capo di Cassino Mario Mercone, titolare dell’inchiesta, ha fornito lo stesso risultato dei nuovi test del Dna svolti su 272 persone, e consegnati alla procura prima di Natale. Tappe di un percorso investigativo lungo oltre dodici anni, su cui ora rischia di calare il silenzio.

Le prime indagini, cominciate a ridosso del ritrovamento del corpo della ragazza nel giugno del 2001, alimentarono i primi interrogativi sulla tempistica e sulle modalità dell’omicidio: le domande dell’inchiesta giravano intorno al dubbio se Serena fosse stata uccisa nel primo pomeriggio di venerdì 1 giugno, e poi lasciata nel bosco la sera stessa, oppure nella notte tra sabato e domenica. E ancora, ad intricare ulteriormente la matassa investigativa, sarebbe intervenuto di lì a breve, lo strano caso del ritrovamento, a dieci giorni dalla morte della ragazza, del suo cellulare, spuntato in un cassetto di casa dove il padre aveva precedentemente già cercato, ma senza risultato. Come se non bastasse, nello stesso cassetto, dieci giorni dopo ancora, sarebbe stata trovata una bustina contenente hashish: una banale svista nella ricerca di reperti, o qualcuno depista le indagini e dissemina la casa di Serena di falsi indizi?

Ma è sul finire del 2002 che sembra profilarsi all’orizzonte uno spiraglio di luce nell’inchiesta: ultimato il rapporto dell’Unità di Analisi Crimini Violenti della polizia, i sospetti si concentrano su un possibile colpevole, ritrovato in possesso di un biglietto scritto dalla ragazza. Così, nel febbraio del 2003, a due anni dal ritrovamento del corpo della povera ragazza, gli uomini della Squadra Mobile di Frosinone arrestano Carmine Belli, trentaseienne carrozziere di Arce. Per gli inquirenti è lui l’assassino di Serena Mollicone: ci vorranno due anni per far cadere le accuse, e tre gradi di giudizio per scagionare l’imputato. Tutto da rifare: la corte d’Assise di Cassino (2004) proscioglie il Belli, che sarà assolto anche in secondo grado e in Cassazione (2006).

Intanto le attenzioni investigative si spostano dal fidanzatino di Serena – con cui la ragazza avrebbe avuto appuntamento il giorno della scomparsa – a un gruppo di carabinieri operativi in una stazione di zona: e nel registro degli indagati finiscono, insieme all’ex fidanzato di Serena e sua madre, (Michele Fioretti e Rosina Partigianoni), l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano: tutti indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Tutti e cinque sottoposti al test del Dna. Per la procura della Repubblica di Cassino i cinque indagati, non in concorso tra loro avrebbero potuto causare la morte della diciottenne di Arce. Così, proprio quando il cerchio si stringe, e si pensa di essere ormai a un passo dalla verità, la battuta d’arresto cala come un mannaia sul caso insoluto del delitto di Arce. Dopo oltre 12 anni di indagini, dunque, l’assassino di Serena non ha ancora un nome e un volto. Per la morte della studentessa sono indagate con l’ipotesi di omicidio volontario e occultamento di cadavere sei persone, tutte però scagionate dagli accertamenti scientifici svolti finora. Ora, per la loro posizione, come lasciano capire gli inquirenti, si va verso l’archiviazione del caso. Un caso che, come altri illustri precedenti – dalla misteriosa morte di Wilma Montesi alla scomparsa di Emanuela Orlandi – andrà ad arricchire la lunga lista dei delitti misteriosi rimasti senza un colpevole.