Il Cav in tv, Dudù e le ville: a sinistra c’è sempre chi non sa parlare d’altro

Tutto si fa per Berlusconi, tutto si fa contro Berlusconi. Sono vent’anni che va avanti questa storia. O meglio, questo giochetto. Non c’è stata una sola campagna elettorale che non sia stata un referendum sul Cavaliere, non c’è stato un solo evento che non abbia scatenato la rissa sull’uomo di Arcore, come lo chiamano a sinistra con un certo sarcasmo. Non c’è stato un solo provvedimento che non abbia scatenato sospetti, persino se si trattava di ombrelloni in spiaggia si insinuava il dubbio che fosse una legge ad personam dando via al derby tra amici e nemici dell’ex premier. Si è passati dal pensiero unico all’argomento unico, una follia politica che ha avuto conseguenze nefaste. Non c’è un giorno che non si parli di Dudù. Adesso siamo al paradosso: persino la lotta interna al Partito democratico si combatte con l’arma di Berlusconi tanto da indurre Enrico Letta – messo con le spalle al muro da Renzi – a cercare una nuova verginità attraverso la fatidica frase: «È ora di rilanciare il conflitto di interesse». Sarebbe superfluo dire che – di fronte alla catastrofe che sta vivendo l’Italia – il conflitto di interesse è il tema più ridicolo da affrontare. Sarebbe altrettanto superfluo sottolineare che del conflitto di interesse la gente comune ne ha le tasche piene e gira i tacchi quando ne sente parlare. È così che la politica perde credibilità e spessore, vallo a spiegare a chi a stento riesce a pagare la mensa scolastica per i figli, che la priorità è non vedere Berlusconi ospite nelle trasmissioni di Barbara D’Urso. Qualcuno lo provi a fare, di sicuro si becca una rispostaccia, un chissenefrega grande quanto il Pantheon. Ma Letta – pur essendo premier – finge di non capirlo, a lui interessa avere qualche carta da giocare sul tavolo correntizio del Pd. Non a caso Maurizio Gasparri dipinge Letta «in avanzato stato di cottura e ridotto a un funzionario della presidenza del Consiglio» che «per darsi un tono rispolvera un evergreen». Non tutte le ciambelle, però, riescono col buco. E infatti Brunetta sottolinea che il vero conflitto di interesse esiste all’interno del governo: «Che ne pensa, per esempio, il presidente Letta, di Saccomanni e del decreto con cui sono state rivalutate le quote di partecipazione al capitale di Banca d’Italia?». La risposta non arriverà mai. E se c’è imbarazzo il trucco per venirne fuori c’è: basta tirare fuori dal cilindro un’altra questione. Che riguarda Berlusconi, come avviene da vent’anni. Ma è lecito chiedere se è possibile parlare anche d’altro?