Il Capodanno amaro dei marò “dimenticati”, tra il calore del Colle e il gelo del governo Letta

In India la serata del 31 dicembre non era particolarmente rigida sulla terrazza di un edificio dell’Ambasciata italiana di Nuova Delhi dove i nostri due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, hanno potuto festeggiare il Capodanno con i familiari e gli amici più intimi. Ma di certo in una serata così, dopo 22 mesi trascorsi in sospeso in attesa di essere processati e nell’impossibilità di tornare almeno in Italia per le Feste come fu lo scorso anno, sentire scandire i loro nomi e cognomi da Giorgio Napolitano deve avere riscaldato loro i cuori. Non a caso il rituale deludente del discorso di fine anno si è fatto apprezzare almeno sotto quest’unico punto di vista, il ricordo sincero dei nostri due militari, una menzione particolarmente apprezzata, non a caso, da tutto il centrodestra. «Voglio ricordare l’impegno dei nostri militari nelle missioni internazionali tra le quali quella contro la nuova pirateria a cui partecipavano i nostri marò Salvatore Girone e Massimiliano La Torre, ai quali confermo la nostra vicinanza», sono state le parole del Capo dello Stato. Applaude la piccola comunità familiare e umana dall’India. Con Latorre c’era la compagna Paola Moschetti, a fianco a Girone la moglie Vania Ardito, insieme a loro una ventina fra altri parenti e persone care. Pochi ma quelli che contano. Unico rimpianto, l’assenza della mamma di Massimiliano, 82 anni, che per motivi di salute non ha potuto sopportare un viaggio fino in India. Il saluto via Skype tra madre e giglio è stato un momento molto commovente. Dopo il brindisi rituale e qualche botto alle 24 la serata è proseguita con qualche gradita sorpresa, come le due magliette del Milan, con il n.1 e i cognomi dei due fucilieri di Marina, regalate con «molto affettuosi auguri» dal vicepresidente della società Adriano Galliani. O come il video-messaggio colmo di affetto inviato da Dubai dall’equipaggio della portaerei “Cavour”, che ha «commosso» non poco i nostri marò. Le parole sono toccanti: «Quello che avete visto viene dal cuore di tutti noi. Ve l’avranno detto in tanti, ma noi non abbiamo mai smesso di vedere in voi una parte della nostra stessa vita. Avete dimostrato di che pasta sono fatti gli italiani». Ma il governo, al netto delle chiacchiere, finora si mostra impotente, molto più di quanto abbia dimostrato di essere quando c ‘era da far rientrare in Italia la moglie di un dissidente pregiudicato kazaco…