I palestinesi partecipano alle esequie di Sharon lanciando razzi sul Neghev

Israele ha dato l’addio all’ex premier Ariel Sharon (85 anni, di cui gli ultimi otto in coma) con un funerale su misura: otto generali in alta uniforme hanno deposto la bara accanto alla tomba della moglie Lily sulla cima della Collina degli Anemoni, a due passi dal suo Ranch dei Sicomori: uno degli angoli più belli del Neghev occidentale. I due figli, Ghilad e Omri, seguivano con lo sguardo e con le camicie stracciate, come vuole il lutto ebraico. Ma dalla vicina striscia di Gaza anche miliziani palestinesi hanno voluto in qualche modo partecipare all’evento. Mentre il pubblico (all’incirca duemila persone) risaliva sui torpedoni, due razzi sono esplosi ad alcuni chilometri di distanza. La aviazione ha reagito immediatamente con due raid nella Striscia, che non hanno provocato vittime. E a Strasburgo, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha negato il minuto di silenzio chiesto per Sharon dall’olandese Laurence Stassen, esponente del partito xenofobo ed anti-islam Pvv. L’ultimo viaggio di Sharon era iniziato alla Knesset di Gerusalemme con una cerimonia formale alla presenza dei massimi dirigenti israeliani, nonché di ospiti di eccellenza fra cui il vice presidente Usa Joe Biden (suo amico personale di lunga data) e l’emissario del Quartetto Tony Blair. L’Italia era rappresentata dal vice ministro degli Esteri Marta Dassù e dall’ambasciatore Francesco Maria Talò. Dall’Olanda è giunto il leader del Partito della Libertà Geert Wilders. Riferendosi al ritiro da Gaza (2005, Biden e Blair hanno elogiato il pragmatismo e la visione che caratterizzarono Sharon negli ultimi anni della carriera politica. Se avesse visto le elezioni politiche del 2006, ha scritto Haaretz, avrebbe compiuto un analogo disimpegno anche in Cisgiordania. Nelle esequie è stato affermato che Sharon si impegnò di persona nella edificazione di un centinaio di colonie: disposte in modo tale da rendere di fatto impossibile la costituzione di uno Stato palestinese omogeneo. Poche ore dopo, quando il feretro è giunto alla Collina degli Anemoni a bordo un mezzo militare e avvolto nella bandiera nazionale, quelle dispute sembravano comunque remote. Il Capo di stato maggiore generale Beny Gantz ha sintetizzato il contributo militare di Sharon in tre parole: «Iniziativa, ardimento visione». Di lui ha aggiunto: «Arik, eri un comandante rude, ma con l’abbonamento all’Orchestra filarmonica di Tel Aviv». A pochi passi dalla bara, Ghilad ha descritto il padre così: «Trasformavi l’impossibile in realtà. Non aveva infatti dimostrato che il terrorismo può essere vinto? Che (nel 1973) l’esercito poteva attraversare il canale di Suez? E, ancora questo mese, che è possibile sopravvivere due settimane anche se i reni non funzionano più?». Da parte sua il fratello Omri ha letto una poesia del poeta cileno Pablo Neruda: Educacion del Cacique, che descrive le prove terribili a cui deve sottoporsi chi vuole assumersi la responsabilità di comando. Mentre i membri dei kibbutzim (aziende agricole collettive) si asciugavano gli occhi per la sepoltura di un vicino da loro molto amato (malgrado fossero spesso di idee politiche opposte), i figli hanno chiuso la cerimonia con una canzone del paroliere pacifista Yankele Rothblit, Madre Terra: «Lei ti dirà: sei stanco del viaggio. Non ti preoccupare. Curerò le tue ferite, e la terra ti abbraccerà». Sulla Collina degli Anemoni stava calando la oscurità quando da Gaza i miliziani palestinesi hanno puntato i loro razzi: senza fare danni, ma riportando tutti all’istante alla dura realtà di un conflitto irrisolto.