I mercenari europei arruolati dai qaedisti in Siria potrebbero colpire Usa e Gran Bretagna

Ora lo dicono anche gli 007 americani, in Siria ci sono i mercenari, e per di più terroristi: un gruppo jihadista siriano filo-al Qaeda, il Fronte al Nusra, intende attaccare gli Stati Uniti e sta addestrando a tale scopo terroristi americani e europei, ha affermato in una audizione al Congresso il direttore della National Intelligence Usa, James Clapper. Alcuni gruppi hanno reclutato aspiranti combattenti provenienti da Stati Uniti, Europa e Medio Oriente e hanno allestito campi dove vengono addestrati prima che ritornino nei loro Paesi, ha detto Clapper alla Commissione intelligence del Senato, aggiungendo che al Nusra, «solo per citarne uno», intende attaccare gli Usa. In Siria, ha detto ancora, ci sono tra i 75 e i 110 mila combattenti anti-regime, di cui circa 26.000 sono estremisti e di essi circa 7.000 arrivano da una cinquantina di Paesi stranieri, e molti europei. Intanto l’interrogatorio dei due adolescenti francesi partiti in Siria per fare la jihad e recuperati dai genitori in Turchia, è ripreso a Tolosa, nel sud-est della Francia. In particolare, le autorità francesi vogliono capire se i due studenti, di religione musulmana, siano stati indottrinati o se abbiano fatto tutto da soli. Il loro fermo giudiziario non dovrebbe durare più di 48 ore. Spetta alla procura antiterrorismo, incaricata del dossier, di decidere se iscriverli nel registro degli indagati, o lasciarli liberi. Per il momento, nulla lascia pensare che i due ragazzi, di 15 e 16 anni, siano stati reclutati in Francia da parte di una filiera jihadista. Sembrerebbe invece che abbiano deciso di testa loro, anche se si sarebbero lasciati influenzare da internet e social network. Però la vicenda dei due “baby-jihadisti” di Tolosa a contribuito a levare il velo su un fenomeno senza precedenti. Sarebbero infatti circa 1.000-2.000 i giovani europei, in gran parte vicini agli slogan di Al Qaeda, andati a combattere in Siria, di cui circa 600-700 francesi. E dopo la vicenda dei due adolescenti di Tolosa, si moltiplicano in Francia le testimonianze di genitori disperati per la decisione dei figli, in gran parte musulmani, di andare in Siria a fare la jihad. Secondo le autorità transalpine, il fenomeno riguarda diverse centinaia di persone, tra cui una decina di minori, dall’inizio del 2011. In una commovente testimonianza, una coppia di genitori ha raccontato di aver appreso a inizio gennaio, via sms, della morte del figlio Nicolas, 30 anni, in un’operazione terrorista suicida in Siria, appena pochi mesi dopo la morte del fratello nelle medesime circostanze. O il caso di Frédéric, 18 anni, che dopo Natale è partito da Nizza per la Siria con l’obiettivo di «difendere donne e bambini». Ora, ha raccontato la madre, preoccupatissima, si fa chiamare Abou Issa e ogni tanto si fa sentire via Skype.  Non è finita: la foto di Aktam e Mohamed Sebah, due giovani britannici di origine eritrea, è su tutti i giornali del Regno Unito: sono morti in Siria. Avevano lasciato il nord di Londra per unirsi alla Jihad e sui social network circola il loro ritratto da “martiri” mentre imbracciano le armi. Avevano 24 e 28 anni, Akram lavorava come agente immobiliare a Londra. Ragazzi britannici come tanti. La loro storia rilancia l’allarme delle autorità che sospettano siano centinaia i giovani britannici che vanno a combattere in Siria, molti tra le file delle formazioni più radicali legate al Qaeda. Secondo Scotland Yard potrebbero essere fino a 300, ma c’è chi teme siano ancora di più. Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri, William Hague, ribadendo che costituisce un serio pericolo anche per la sicurezza nazionale. Infine si apprende, ma questo era prevedibile, che è in continuo aumento il numero dei kosovari di etnia albanese (musulmani) che si recano a combattere in Siria a fianco delle formazioni ribelli anti-Assad. Come scrive il quotidiano di Pristina Koha Ditore, solo in gennaio altri trenta militanti kosovari hanno deciso di andare a combattere in Siria, portando il totale a circa 400. Sei finora i morti in battaglia. Secondo il giornale, la gran parte dei combattenti kosovari raggiunge Istanbul in aereo da Pristina via Skopje o via Tirana, passando successivamente in Siria dal confine turco. Alcuni tornano in Kosovo per poi ripartire nuovamente per la Siria. Accanto ai kosovari, in Siria combattono molti altri cittadini europei. Per Koha Ditore non meno di 11 mila europei avrebbero preso parte attiva alla guerra civile in Siria.