I libri della settimana: la Costa Azzurra, le lettere perdute, la Grecia eroica, una storia emotiva dell’Italia fascista e la crisi ancora senza via d’uscita

I luoghi della Costa Azzurra non solo come località turistiche ma soprattutto come tappe intellettuali di una storia del costume e del pensiero: così Giuseppe Scaraffia organizza il suo Il romanzo della Costa Azzurra (Bompiani, pp.384, euro 19,50) in cui la riviera da Mentone a Marsiglia assume nuova vita attraverso i personaggi illustri che vi hanno trovato rifugio. Dai primi turbamenti erotici di Flaubert ai celebri triangoli amorosi di Simone de Beauvoir, dalle baruffe dei coniugi Fitzgerald alle sfrenatezze di Simenon, si ricostruisce qui un intero stile di vita, un’atmosfera indefinibile ma di cui molti o forse tutti hanno avvertito il soffio sottile, quasi impalpabile.

Quando scrivere lettere faceva parte della vita dell’uomo, prima della digitalizzazione della comunicazione e l’avvento delle e-mail: Simon Garfield esplora un mondo ormai scomparso e celebra un aspetto centrale del nostro passato, una modalità di scambio basata sulla riflessione e il rispetto (L’arte perduta di scrivere le lettere, Ponte alle Grazie, pp. 464, euro 16,80). Storia, aneddotica, curiosità si intrecciano in un racconto venato di erudizione e ironia, dalle tavolette anonime della Britannia romana fino ai nostri giorni: i capolavori di Cicerone e Seneca, le passioni che infuocavano Anna Bolena e Napoleone, l’anonima vita quotidiana di Jane Austen, l’incontenibile esuberanza epistolare di Madame de Sévigné.

La Grecia e il suo destino, la Grecia come possibilità di rinascita e come diversa visione dell’Europa nonostante la crisi: il libro di Francesco De Palo Greco eroe d’Europa (Albeggi edizioni) esce in concomitanza con l’apertura del semestre di presidenza greca dell’Ue. La  storia dell’Ellade  è  foriera  di esempi positivi: ogni volta che si è trovata con le spalle al muro e a un passo dal baratro, la Grecia è riuscita a rialzarsi e a  far  fronte al nemico di turno, dando una svolta determinante alla storia. Sua è anche l’idea primigenia di Europa. È da qui che bisogna ripartire: dalle storie passate e presenti di rinascita e rivincita, come quelle, belle, avvincenti e propositive, che questo libro propone, accanto alla fotografia attuale della situazione del Paese.
Migliaia di lettere, poesie, disegni, pitture, fotografie, diari arrivano ogni giorno alla segreteria del Duce e raccontano l’Italia affascinata dal carisma di Mussolini: erano soldati, contadini, massaie, bambini, preti, studenti, artigiani. Molti scrivevano per chiedere un aiuto economico, ma in moltissimi per esprimere al loro leader ammirazione incondizionata, fino al desiderio amoroso o all’adorazione religiosa: per tanti il culto del Duce non fu soltanto il prodotto della propaganda ma un attaccamento profondamente sentito. Christopher Duggan nel suo Il popolo del Duce (Laterza, pp. 550, euro 24) ricostruisce il ventennio dagli albori dello squadrismo sino alla caduta del regime, attraverso una documentazione fatta di lettere e diari privati inediti, resoconti giornalistici, programmi radio, canzoni popolari realizzando una storia emotiva dell’Italia fascista che corre sotterranea e parallela lungo i binari degli avvenimenti storici.

Spiegare la crisi e i suoi risvolti: è l’intento di Marcello De Cecco nel suo Ma cos’è questa crisi? (Donzelli, pp. 288, euro 18,50) in cui ricostruisce e commenta le vicende che da cinque anni caratterizzano la congiuntura economica mondiale più difficile e complessa dell’ultimo secolo. La diagnosi è ben chiara. Il principio che continua a ispirare le ricette dominanti per uscire dalla crisi è: «prima l’austerità e poi la crescita». Ora, osserva De Cecco, «la prima l’abbiamo da tempo, ma la seconda non si vede, e se la ricetta non ci ha ancora soffocato lo dobbiamo a Obama, che questa ricetta non la applica». Ma quando è nata l’idea che per investire bisogna aver prima risparmiato? «Essa è presente già in Adam Smith, e percorre per più di un secolo l’intera storia della teoria economica. Fino a quando arriva Keynes che, con la forza della disperazione dovuta alla crisi post-bellica, afferma che, al contrario, sono gli investimenti a determinare i risparmi». Le analisi di De Cecco mostrano bene la tensione tra le due spiegazioni, e la divergenza tra le due ricette. Il cuore della crisi europea sta nel continuare a rimanere abbarbicati all’idea dell’austerità a tutti i costi. La battaglia che si conduce in Europa attorno a questi temi è una battaglia aperta, che coinvolge le autorità monetarie, i gruppi politici, le lobby, gli interessi della speculazione e della rendita.