I bersaniani minacciano Renzi: «Se ti accordi con Berlusconi è la crisi». E nel Pd scoppia la rissa

La cena, giovedì sera, tra Letta e Renzi è andata di traverso non solo ai  commensali, ma anche a un buon numero di parlamentari della maggioranza. Il boccone più indigesto,  cioè l’accordo tra il segretario del Pd e Berlusconi sul cosiddetto “Verdinium” (legge elettorale sul modello spagnolo), ha provocato diffusi maldipancia sia nei partiti minori della maggioranza (Ncd, Sc e Popolari per l’Italia) sia nella minoranza stessa del Partito democratico. La  minaccia a Renzi, a poche ore dal suo fatidico incontro con Berlusconi, è la stessa che il premier aveva lanciato “riservatamente” al segretario: «Se firmi con il Cavaliere è crisi». Ma si tratta di una minaccia che può seriamente impensierire il leader del Pd? Sono in molti a chiederselo in queste ore di suspence. Mentre Renzi e i suoi fanno  sapere che tireranno dritto per la sua strada, i disegnatori di scenari possibili  sono già al lavoro. C’è chi parla di elezioni anticipate con il “porcellinum” (il sistema bocciato dalla Consulta senza il premio di maggioranza, cosa che comporterebbe un voto con il proporzionale puro), oppure un “governo di scopo” (ma appoggiato da chi?).

Il leit motiv degli “antirenziani” punterebbe in realtà a ricompattare il governo: prima accordo in seno alla maggioranza sulla legge elettorale e poi confronto con l’opposizione. È quello che sia Franceschini sia Lupi hanno detto a Renzi nella mattinata di venerdì. È anche quello che poi hanno ribadito gli “alleati minori” in una nota congiunta. Ed è infine quello che lo stesso Letta ha fatto trapelare nel tardo pomeriggio. Ma la bordata più pesante è arrivata dai bersaniani. «Se domani si chiude il patto Berlusconi-Renzi che esclude tutti gli altri, la maggioranza finisce domani», ha sibilato Alfredo D’Attorre, che ha poi aggiunto: «Lo spagnolo in salsa italica è costituzionalmente e politicamente invotabile». Più diplomatico nel tono, ma egualmente duro nel contenuto, è stato Gianni Cuperlo: «Dobbiamo assolutamente partire dalla maggioranza di governo, con l’obiettivo di allargare a tutti». A quel punto nel Pd s’è scatenata la rissa. La risposta dei pasdaran del segretario non s’è fatta attendere. E, con Ernesto Carbone, s’è fatta anche beffarda: «Le mezze minacce di D’Attorre servono a poco». Non meno dura la risposta di Francesco Nicodemo, responsabile Comunicazione del Partito democratico: «D’Attorre minaccia (paura eh!). Ma di che stiamo parlando? Consiglio bagno d’umiltà e un po’ di rispetto per i nostri elettori». Maria Elena Boschi lancia una sorta di bellicoso non prevalebunt:  «Abbiamo promesso che avremmo fatto una legge elettorale seria. Non ci fermeranno». E Renzi? In mezzo a tanto ronzar di orecchie ostenta imperturbabilità. A chi gli chiede «il Pd balla?» il leader risponde serafico: «Dici? A me non sembra. Abbiamo votato ieri, votiamo lunedì. E soprattutto abbiamo votato l’8 dicembre». Se lo dice lui…