Governo Letta in coma irreversibile, si stacchi la spina o è accanimento terapeutico

È accanimento terapeutico, sono tutti attorno al lettino del governo, somministrano medicine su medicine,  goccia dopo goccia, attraverso le flebo. In pochi giorni le condizioni si sono aggravate, il coma è irreversibile. Hanno detto che è stato un tentativo di omicidio, sono stati diffusi gli identikit (i volti somigliavano a Renzi o a Berlusconi, a seconda dei casi), i cronisti si sono gettati sulle tracce dei presunti killer, “dov’era lei a quell’ora?”, ma poi si è capito che è stato un suicidio. Perché i fatti accertati dicono proprio questo, il governo Letta è andato verso il burrone e non è stato capace di fermarsi in tempo, finendoci dentro.

E ora, se dovesse sopravvivere anche all’ultima crisi respiratoria, rimarrà legato mani e piedi a chi gli ha permesso di avere una bombola d’ossigeno. Il giorno cruciale è stato proprio quello della fiducia, quando avvenne la traumatica scissione del Pdl, fedelissimi di Berlusconi da una parte e alfaniani dall’altra. Il Pd ebbe la sensazione di aver tirato l’asso dalla manica, convinto com’era che il centrodestra ne sarebbe uscito indebolito e la maggioranza rinsaldata. Non è stato così perché – al di là dell’esigenza o meno di andare alle elezioni anticipate – qualcuno ha cercato di imporre al Ncd una nuova agenda, con temi lontani anni luce dalla concezione moderata, dalle unioni e le adozioni gay alla cancellazione del reato di clandestinità. Le prime avvisaglie si erano avute sin dai primi giorni del “dopo-fiducia” e l’intesa di Palazzo Chigi cominciava a scricchiolare. Poi c’è stato il pasticcio dell’Imu, il trappolone teso proprio ad Alfano che aveva giurato che l’imposta sulla prima casa sarebbe stato solo un lontano ricordo. E invece è tornata, forse anche peggio di prima, non tanto per la mini-Imu ma per quel che sarà riservato in futuro. Nel mezzo, la tormentata vicenda dei Marò, con il governo balbettante per troppe settimane. Difficile quindi sostenere che ci sia stato un killer. Ora tutto verte su una domanda: chi staccherà la spina? Forse Renzi, alla prima occasione utile. O forse il Nuovo centrodestra, visto che c’è qualcuno che lo vuole ai margini della maggioranza. O forse una faida interna.

E ne usciranno vincitori tutti coloro che sono all’opposizione, da Forza Italia a Fratelli d’Italia. Mentre sarà più difficile che Renzi possa trarne il vantaggio che s’illude di avere: il governo è a guida Pd, Letta è del Pd, i ministri più in vista sono del Pd, il ritorno dell’Imu è stato voluto dal Pd, le unioni gay e le adozioni dei bambini da parte delle coppie omosessuali sono volute dal Pd. E Renzi è il leader del Pd. Il giochetto dell’uomo nuovo o del rottamatore gettato nella mischia per far dimenticare il recente passato è ormai fin troppo evidente, difficile che l’elettorato possa finire nel tranello.  A Renzi non servirebbe nemmeno ripresentarsi con il look alla Happy Days e nemmeno tornare ad Amici e magari sfidare le ugole con una performance canora al microfono.