Gioia Tauro, contro l’arrivo delle armi chimiche siriane i sindaci minacciano la rivolta ma il governo minimizza

Non sarà “la guerra civile” che teme un preoccupatissimo Giuseppe Scopelliti ma è certo che la protesta di mezza Calabria per il passaggio a Gioia Tauro delle armi nucleari siriane cresce di ora in ora da quando ieri è scoppiata la nozitia-bomba. Lo smaltimento del carico più sporco che il porto abbia mai dovuto accollarsi è previsto per la metà di febbraio e i sindaci della grande pianura, sul piede di guerra, minacciano il blocco dei moli. Il crocevia strategico di una volta sulla rotta da Gibilterra al Canale di Suez è diventato il “porto della paura” e non intende sporcare la sua fama trasformandosi nella pattumiera del Mediterraneo.  «Quella roba lì non la vogliamo, neppure se ci riempiono di oro», si arroccano i portuali. La notizia del trasporto di parte dell’arsenale chimico siriano da un cargo danese alla nave Usa Cape Ray, che poi le distruggerà in mare aperto (il passaggio dei fusti avverrà sulle piattaforme del porto di Gioia Tauro) è l’ultima pesantissima grana del governo Letta che, anche su questo terreno, non ha mostrato grande intraprendenza. Il sindaco di San Ferdinando minaccia di chiudere il porto, il suo collega di Gioia Tauro aggiunge: «Se succede qualcosa i miei concittadini mi vengono a prendere con i forconi, è stata una scelta scellerata».

Da Palazzo Chigi i ministri Emma Bonino e Maurizio Lupi hanno risposto che «l’operazione sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente» e ricordato «il concreto contributo italiano a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediorientale». È soprattutto Lupi a dover gestire la patata bollente cominciando con l’appello a non giocare con le paure dei cittadini. Il titolare delle Infrastrutture, che eredita le competenze di quello che era il ministero della Marina mercantile, rivendica la scelta di partecipare all’iniziativa Onu  e spiega di aver scelto (insieme ai colleghi) Gioia Tauro dopo aver posto la condizione che l’operazione fosse solo di transloading, trasferimento da nave a nave. E poi sugli altri porti italiani “ha vinto” quello calabrese perché «è un porto di eccellenza che può fare questo lavoro al meglio». Ma le notizie e le smentite si rincorrono senza sosta e da ieri, alla scoperta della brutta notizia sui giornali, tra gli operatori portuali è scoppiato il panico. «Le dichiarazioni del ministro Lupi sui tremila container contenenti materiale chimico movimentati in due anni a Gioia Tauro sono gravissime», ha detto il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, «non so-quali siano le sue fonti, ma se tutto questo è vero crea ulteriore panico nella popolazione». Il primo cittadino ha annunciato un «piano di precauzione al di là delle chiacchiere» e chiarisce di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, «i cittadini sono arrabbiati e preoccupati perché non sanno quello che succederà e si rivolgono al sindaco, che ancora non ha notizie ufficiali».