Francia, la presunzione morale della sinistra al caviale

A riguardarle oggi, quelle dichiarazioni…Oggi che Hollande, finito nella polvere, cerca di togliersi di dosso gli schizzi di fango.
Era il 16 dicembre del 2011, dunque un paio d’anni fa. Monti era presidente del Consiglio, Bersani scalpitava per sedersi sulla sua poltrona. E Francois Hollande, da candidato dell’Eliseo, era sbarcato a Roma, ultima tappa di un tour europeo che lo aveva visto prima a Bruxelles, poi a Madrid e, quindi, a Berlino. Con studiata strategia mediatica e un pizzico di misero provincialismo i Dem italiani avevano intenzione di esibirlo come si fa con lo zio ricco che ci è venuti a trovare dall’America portandolo di casa in casa in visita ai parenti. L’occasione era una conferenza organizzata dal Pd. Quello che serviva loro era, in fin dei conti, un po’ di pubblicità a buon mercato. E qualche bordata a Berlusconi.
Hollande non si tirò indietro. Con arroganza tutta francese tutt’altro che mitigata dalla cifra propria della sinistra al caviale, distillò il veleno dicendosi «rallegrato» per il cambiamento di governo in Italia «dopo l’interminabile agonia di Berlusconi». Non finì lì. Il futuro amante della Gayet disse anche che «in Francia molti si erano sentiti sollevati». Era lo zuccherino che il suo ospite Bersani si attendeva.
«In molti avete chiesto la sua partenza e finalmente vi ha sentito», ridacchiò Hollande dimenticandosi incautamente del vecchio detto “ride bene chi ride ultimo”. E ieri, in effetti, di fronte ai 600 giornalisti che nei saloni dell’Eliseo lo pungevano con le loro domande sul feuilleton, sulle fresche corna e sui capitoli più pruriginosi del romanzo d’appendice di cui lui è l’attore principale, Hollande non ha trovato molti motivi per ridere.
«Abbiamo bisogno di un’Italia che chiude la parentesi berlusconiana e si apre alle esigenze che noi condividiamo, essere parte attiva di una nuova Europa che noi vogliamo costruire», aveva concluso Hollande, augurandosi anche in Francia di poter chiudere, con le elezioni di maggio, dieci anni di governo di destra.
Alcuni giornalisti italiani che in queste cose ci inzuppano la pagnotta con una certa soddisfazione, cercarono di fargli fare un parallelismo fra Sarkozy e Berlusconi. Ma lui, forse in un sussulto di prudenza, preferì non esagerare ed eluse i tentativi.
La presunzione morale di una certa sinistra italiana è nulla, in effetti, in confronto a quella tracotante e boriosa della sinistra francese. Che non perde occasione per dare di tanto in tanto lezioni di morale a destra e a manca. Non sempre però le ciambelle riescono col buco.
Uno degli sponsor più accreditati in questo senso è l’ex-direttore di Le Monde, Jean-Marie Colombani. Che, quando Dominique Strauss-Khan finì nel tritacarne per la grave vicenda dello stupro al Sofitel di New York (anche qui storie di corna) non mancò – pur se sarebbe stato saggio stare zitto – di tentare un ardito parallelismo spiegando che Dominique-Khann non era Berlusconi «che può farsi le leggi ad personam» e sfuggire alla giustizia.
La sinistra, disse in sostanza Colombani, «non ha perso la battaglia sul piano morale. La sinistra non ha perso proprio niente. I francesi non hanno dubitato un secondo dell’integrità morale della sinistra – osò Colombani di fronte al giornalista che lo intervistava – e hanno riportato le loro preferenze di voto sull’altro candidato, Francois Holland». Oggi, a sua volta, finito nella polvere.