Da Fassina dimissioni irrevocabili. Il governo a un passo dalla crisi

Una battuta al vetriolo di Matteo Renzi rischia di dare lo scossone definitivo al già precario equilibrio del governo. «Fassina chi?», ha risposto il leader dei democratici a chi, al termine della segreteria di oggi, gli chiedeva un commento sull’idea di un rimpasto di governo, con l’ingresso dei renziani a Palazzo Chigi, avanzata dal viceministro dell’Economia. Poco più di un’ora dopo è arrivata la risposta dell’esponente della minoranza democrat: la presentazione di «dimissioni irrevocabili» al premier Enrico Letta. «Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c’è nulla di personale. È questione politica. È un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione», ha detto Fassina, che da giorni reitera la proposta del rimpasto e che in un’intervista a Repubblica di oggi aveva ribadito di essere pronto a fare un passo indietro. «Prontissimo a metter il mio mandato nelle mani di Letta e del segretario Pd», aveva detto, aggiungendo che «c’è una valutazione politica che lo impone». «La squadra nel governo Letta è la fotografia di un Pd archiviato dal congresso, è l’espressione di un’altra fase. Ora – ha sottolineato Fassina – il partito nato dalle primarie è un’altra cosa, c’è un altro leader che legittimamente punta a una discontinuità con quel gruppo di ministri e quel programma». Fassina per primo non ci era andato leggero nei confronti di Renzi, accusandolo in modo piuttosto esplicito di puntare alla caduta del governo e, quindi, sfidandolo sul terreno della responsabilità. Non è chiaro, però, se la risposta di Renzi sia stata dettata da una leggerezza o da una attenta valutazione delle sue conseguenze. «È responsabilità di Renzi, che ha ricevuto un così largo mandato proporre uomini e donne sulla sua linea», ha poi chiarito Fassina, motivando le sue dimissioni. «Di conseguenza restituisco irrevocabilmente il mio incarico al presidente Letta. Continuerò a dare il mio contributo al governo Letta dai banchi della Camera», ha concluso, aggiungendo i ringraziamenti di rito.

La notizia è stata accolta come un gesto di dignità sia da parte di Forza Italia sia da parte di Fratelli d’Italia. Fra gli azzurri uno dei primi commenti è stato quello di Daniela Santanché, che l’ha voluta leggere in chiave anti-Alfano. «Spiace vedere che Fassina ha più coraggio e dignità di Alfano, non si può stare al governo con chi ti umilia e ti sbeffeggia tutti i giorni. Ma agli amici del Nuovo CentroDestra dico: non è mai troppo tardi». Secondo Maurizio Gasparri «il governo è al capolinea e lo dimostrano le lacerazioni di queste ore. Ho criticato molte volte Fassina ma è inopportuna l’arroganza con cui lo ha trattato Renzi. Ed è apprezzabile la coerenza della sua scelta». Di coerenza parla anche Gianni Alemanno che, dopo avere apprezzato la scelta dignitosa di Fassina, osserva che si tratta del primo atto della destrutturazione del governo Alfano-Letta da parte di Renzi.