Facebook spia le nostre chat private? Nel dubbio in America scatta una “class action” contro Zurckerberg

Dopo un 2013 chiuso sulla scia dell’affaire Assange e nel segno del caso Snowden, anche il nuovo anno si inaugura con le polemiche scatenate dalle rivelazioni choc che attaccano fin nei suoi gangli connettivali il sistema informatico e il mondo digitalizzato, aprendo il campo ad una valgana di interrogativi che rischiano di travolgere davvero la piattaforma globalizzata della Rete. E allora, altro che sbirciare nel grande “libro della facce”: stando alle ultime notizie diffuse sul web, l’occhio di Facebook sarebbe stato intercettato a spiare tra i messaggi privati degli utenti con il fine ultimo di rivendere poi le acquisizioni carpite a chi fa pubblicità. A riportare la magagna digitale che coinvolge l’ultimo gemellino virtuale del grande fratello orwelliano è il Financial Times, che contestualmente annuncia anche che il social network si ritroverebbe adesso a fronteggiare una class action con l’accusa di alto tradimento della privacy dei suoi «amici», di cui sarebbero stati pedissequamente monitorati e poi carpite all’occorrenza conversazioni private con lo scopo di ottenere informazioni destinate a stilare profili precisi da vendere agli inserzionisti online, acquistando così un vantaggio competitivo rispetto ad altri rivali. Di più: la testata statunitense spiega che l’azione legale si baserebbe su una ricerca indipendente secondo cui Facebook, in particolare, avrebbe intercettato sistematicamente i link ad altri siti menzionati negli scambi colloquiali digitalizzati, arricchendo ulteriormente il profilo dell’attività online dei cosiddetti «amici».

E allora, ad aprire le danze giudiziarie della class action sono Matthew Campbell dell’Arizona e Michale Hurley dell’Oregon da parte di tutti gli utilizzatori di Facebook che negli Stati Uniti hanno inviato link nei dialoghi privati sul web. E se il caso in questione è il primo in cui Fb deve difendersi contro l’odiosa accusa di spionaggio – facendo eco peraltro alla causa intentata contro Google, accusata a sua volta di collezionare dati e informazioni con il servizio Gmail – va detto che non è la prima volta che il social network fondato da Mark Zurckerberg finisce nel centro del mirino per problemi legati alla privacy. Solo recentemente, infatti, aveva destato dei sospetti la proposta di un aggiornamento che avrebbe autorizzato le aziende pubblicitarie all’utilizzo del nome e delle immagini degli utenti senza il loro consenso: una sorta di prova generale?