“Ecce Porcellinum!”. Solo un sano e consapevole referendum ci salverà dai nominati

Il Porcellum è morto, viva il Porcellinum. Salvo sorprese d’aula, la nuova legge elettorale è pronta a vedere la luce. L’intesa sarebbe stata suggellata innalzando al 37 per cento la soglia per l’accesso al premio di maggioranza e abbassando al 4,5 quella che consente ai partiti in coalizione di partecipare al banchetto dei seggi. Introdotte anche le candidature multiple. Restano inibiti collegi e preferenze e così la scelta dei parlamentari resta ben salda nelle mani delle nomenclature e dei capataz, fintamente addolcita da primarie regolamentate per legge ma rigorosamente facoltative. Era prevedibile. Le barricate solennemente annunciate da Alfano in difesa della sovranità popolare erano in realtà di cartapesta e d’altra parte sarebbe persino ingeneroso pretendere da un partito condizionato da una legittima logica di sopravvivenza di immolarsi sul tema delle preferenze proprio quando gli hanno abbassato l’asticella per partecipare alla distribuzione dei seggi. Stacca un biglietto vincente anche la Lega, che vede premiato il proprio status di partito regionale. Chi, invece, non riceve proprio alcun motivo di soddisfazione dal Porcellinum sono i Fratelli d’Italia, inchiodati dai sondaggi al 2,5 per cento. Oltre al danno, rischiano addirittura la beffa: i loro voti saranno computati ai fini del raggiungimento della soglia per l’accesso al premio di maggioranza ma senza beneficiarne in alcun modo. Portatori d’acqua e basta.

Questo è lo scenario. Ora, delle due l’una: o Sel e FdI si recano in pellegrinaggio da Renzi e Berlusconi per chiedere la grazia di qualche posto in lista abiurando quanto finora detto e fatto oppure ricorrono al referendum abrogativo. Persino inutile rimarcare che è la seconda l’iniziativa più pertinente. Pd e Fi sono convinti che la scelta dei parlamentari debba essere sottratta ai cittadini? Bene, che siano però i cittadini a deciderlo. Solo questo autorizzerebbe chiunque a non indicare nel Parlamento un ladro di sovranità.

Certo, raccogliere mezzo milione di firme è impresa ardua per chiunque. Persino Forza Italia, l’estate scorsa, ha fallito l’obiettivo di dare una mano ai radicali impegnati ad abrogare l’attuale norma sulla responsabilità civile dei magistrati. Per riuscirci, i partiti che voteranno contro il Porcellinum ma anche i movimenti sorti in questi anni a tutela della piena sovranità popolare, dovranno lavorare a contatto di gomito senza lasciarsi fuorviare dalle reciproche appartenenze. La materia elettorale attiene alle regole del gioco e se Renzi può scriverla in duopolio con Berlusconi, sarà pure consentito a Grillo, alla Meloni e a Vendola di accordarsi limitatamente all’obiettivo di cancellarla. E prima si annuncia, meglio è. La location ideale è la Camera, dove a breve andrà in scena il finto dibattito e dove è destinata ad imporsi l’implacabile legge dei numeri. Che cosa ci sarebbe di più efficace che mostrare all’Italia intera l’immagine di un Parlamento di nominati che ambisce solo a restare tale?

Ma sarà esattamente l’ignobile arrocco a tutela del privilegio a consentire di azionare con successo la leva referendaria. Male che vada, servirà a separare il grano dal loglio e quindi chi si batte in nome della sovranità popolare da chi, al contrario, si rintana nel calduccio delle segreterie dei partiti. Se tutto questo avverrà e si paleserà in maniera chiara, persino Renzi rischierà di restarne tramortito. Con buona pace del suo preteso nuovismo, in un referendum di questo tipo non sarebbe altro che l’ultimo “pezzo da novanta” dell’italica casta.