È morto il maestro Claudio Abbado. Ad agosto era stato nominato senatore a vita

Malato da tempo, il maestro Claudio Abbado è morto stamattina a Bologna. Avrebbe compiuto 81 anni a giugno. Dopo una vita interamente dedicata alla musica e alla sua divulgazione, a fine agosto era stato nominato senatore a vita insieme all’architetto Renzo Piano, al fisico nucleare Carlo Rubbia e alla neurobiologa Elena Cattaneo, personalità, era spiegato nel decreto, che «hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, artistico e sociale». Già allora era consapevole delle proprie condizioni di salute, tanto che assumendo l’incarico disse di sperare di poterlo onorare con l’impegno dovuto. Non ne ha avuto la possibilità: da tempo si era ritirato dalla vita pubblica e non ha mai partecipato alle attività di Palazzo Madama. Nato a Milano, figlio di un insegnante di violino e di una pianista, Abbado ha respirato musica fin dalla primissima infanzia e decise che sarebbe diventato direttore d’orchestra a sette anni, dopo aver visto l’esibizione del maestro Antonio Guarnieri. Dopo una formazione internazionale, realizzò il suo sogno nei maggiori teatri del mondo. Ha diretto, tra gli altri, al Teatro Verdi di Trieste, a La Fenice di Venezia, alla Royal Opera House di Londra, alla Metropolitan Opera House di New York, all’Opera di Vienna, a Berlino, a Salisburgo, alla Scala di Milano, di cui fu direttore stabile dal 1968 al 1986. C’era lui alla guida dell’orchestra quando la tradizionale inaugurazione del 7 dicembre, nell’anno delle contestazioni, vide il primo lancio di uova marce all’esterno del teatro, dando il via a un appuntamento diventato poi altrettanto “tradizionale”: le proteste la sera del debutto. Alla Scala Abbado diede anche vita a un tentativo di fare dell’Opera una casa di musica per tutti, con il progetto dei Concerti per studenti e lavoratori che prevedevano un repertorio e delle agevolazioni speciali. I Concerti andarono avanti per qualche anno, ma non furono esenti da critiche, anche per i costi che rimanevano troppo alti per fare davvero dell’Opera un luogo interclassista. Questa iniziativa, come la convinzione che la musica, anche quella “alta”, potesse rappresentare un’alternativa alla strada per i giovani disagiati, gli valsero il titolo di sognatore, che si affiancava a quello di innovatore, conquistato prima di tutto con le sue scelte più propriamente artistiche. E di sognare Abbado, che tra l’altro ebbe un’aspra polemica con l’allora ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, accusato di “tagliare la cultura”, non ha mai smesso. Una delle sue ultime “visioni” fu inaugurata a inizio ottobre del 2012: l’Auditorium del Parco o del Castello. Si tratta del grande complesso musicale e teatrale realizzato all’Aquila dopo il terremoto, con un finanziamento di 6,7 milioni della provincia di Trento e su progetto di quel Renzo Piano che poi sarebbe stato nominato senatore a vita insieme a lui. Anche in questo caso, però, il sogno non restò lontano dalle critiche, sia per i costi della struttura, considerati esorbitanti, sia per il fatto che lo spettacolo di apertura ebbe poco di popolare con 140 dei 250 posti disponibili assegnati alle autorità.