Dopo i finocchi e la faccia nera, il leghista tocca il fondo: non prendo lezioni da Lerner l’ebreo. Ma che c’entra tutto questo con la destra?

È con un certo fastidio che accogliamo l’ennesima caduta di stile della Lega che, nella versione “moderata” di Roberto Maroni, sta facendo (se è possibile) molto peggio dell’era Bossi, considerando che i privilegi del Trota (che almeno è stato mandato a zappare) non erano molto diversi, per gravità e ricadute “simboliche”, dal rimborso chiesto dal governatore del Piemonte Roberto Cota per le mutande verdi. Accade che, per recuperare terreno sul piano elettorale, la Lega si è consegnata a un movimentismo caciarone che ogni giorno ci regala qualche chicca.

Bossi era quello che, ogni tanto, diceva di avere i fucili nascosti pronti per la rivoluzione padana. Oggi abbiamo le cialtronerie di un Gianluca Buonanno, deputato leghista, che si tinge la faccia di nero per protestare contro gli immigrati: “Facciamoci neri per avere gli aiuti che hanno gli stranieri”. Buonanno è vulcanico nelle sue trovate (è quello che si è portato i finocchi in aula contro la legge anti-omofobia). Infaticabile negli scivoloni verso un politicamente scorretto che sconfina nella rozzezza e nel cattivo gusto. Vuole replicare a Gad Lerner? Ecco le sue argomentazioni: “Non prendo certo lezioni da gente come Lerner, quell’ebreo… È un tirchio pieno di quattrini che fa il comunista”. Un “volgare stereotipo”, afferma il presidente della comunità ebraica italiana. Certo, c’è questo indiscutibile elemento che – in prossimità della Giornata della Memoria – risulta assai urticante. Ma c’è anche di più: Buonanno sembra compiacersi dei suoi atteggiamenti indifendibili. Più si levano urla contro di lui più lui si sente personaggio e va giù duro con la politica trash. Brandendo l’articolo 21 della Costituzione la Lega va a occupare lo spazio del qualunquismo più sciatto e prevedibile. Magari i voti arriveranno pure, ma stupisce leggere su alcuni blog dell’area di destra che tutto questo attivismo sarebbe spiazzante per quelle formazioni di destra che non hanno saputo ancora elaborare un’agenda populista degna di questo nome. Questo è infatti, a nostro avviso, un punto di vantaggio e non certo un handicap. Se la destra si mettesse a inseguire la Lega sul terreno delle provocazioni razziste sarebbe, per quell’area, un passo indietro di alcuni decenni. E ricordiamo che Giorgio Almirante – icona di certi ambienti che di sicuro non amano Cecile Kyenge – incitava i missini a passare dalle proteste alle proposte. E ricordiamo ancora che il ripudio di ogni forma di antisemitismo era alla base della fondazione di An il cui simbolo oggi è tanto desiderato… Insomma, prima di dire che la Lega sta più avanti perché eccita gli animi contro gli immigrati sarà bene pensarci due volte. Si perde in identità e visibilità sia inseguendo la sinistra (critica molto in voga negli ultimi anni) sia imitando le camicie verdi per spartirsi il gruzzoletto elettorale dei padani incazzati che al posto di Roma ladrona inveiscono contro la Kyenge. Sarà il caso di rifletterci.