Delitto di Sarah Scazzi, resta dentro Sabrina Misseri: respinta l’istanza di scarcerazione

La Corte di Assise di Taranto ha rigettato l’istanza di scarcerazione avanzata dai difensori di Sabrina Misseri, condannata all’ergastolo per l’omicidio della quindicenne di Avetrana Sarah Scazzi. Anche l’estremo tentativo è fallito. I legali della difesa lamentavano infatti il mancato deposito delle motivazioni della sentenza e le precarie condizioni di salute di Sabrina, detenuta a Taranto. Invece nulla. A nove mesi esatti dalla condanna, avvenuta il 20 aprile 2013, la corte ha stabilito che il quadro cautelare dell’imputata non è cambiato. A nulla sono serviti i tentativi di dubbio gusto di Sabrina di attirare i riflettori mediatici sulla sua vicenda personale. Dall’agosto del 2010, quando la povera Sara Scazzi venne strangolata, si sono susseguiti confessioni, racconti, dietrofront, con il delitto trasformato in una “fiction” oggetto di trasmissioni tv e servizi speciali. Un accanimento mediatico su una tragedia di cronaca nera a cui si sono prestati i familiari della ragazza. Sabrina Misseri è stata condannata all’ergastolo, insieme alla madre Cosima Serrano, il 20 aprile 2013 ed è detenuta nel carcere di Taranto dal 15 ottobre 2010, quando venne chiamata in causa dal padre Michele Misseri, che prima confessò il delitto, poi tirò in ballo la figlia e infine, dopo alcuni mesi, ritrattò ancora dichiarandosi unico responsabile del delitto. L’agricoltore è stato condannato ad otto anni per soppressione di cadavere. Nella loro istanza gli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia, difensori di Sabrina, avevano chiesto, in subordine, la concessione alla loro assistita degli arresti domiciliari in casa della zia, Emma Serrano, sorella di Cosima nonché di Concetta Serrano, madre di Sarah.
Sabrina Misseri è stata un’abile manipolatrice della televisione. Intervistata dai tg davanti a casa sin dai primissimi giorni della scomparsa della cugina, poi in collegamento diretto con i principali programmi televisivi. Ha chiesto che si cercasse Sarah, le ha mandato messaggi del tipo «torna a casa, ti aspettiamo tutti a braccia aperte». In altre occasioni ha raccontato di sognare Sarah spesse volte la notte. «Io non riesco a immaginare che Sarah non c’è più, Ho fatto ancora il sogno che piangeva e gridava». Bugie su bugie. Fino alla condanna.