Confedilizia e Codacons contro la Tasi: «Una sorta di Imu-bis che penalizza le famiglie meno ricche»

«Il governo non accetta il confronto sulla Tasi. Ma i suoi comunicati contano niente: la service tax, descritta come tale ad agosto, è diventata ad ottobre un’Imu bis. Confidiamo nel Parlamento». Così la Confedilizia in un tweet lancia l’allarme sulla nuova stangata che si sta per abbattere sugli italiani. Una stangata che nelle dimensioni si dovrebbe concretizzare su queste cifre: chi ha una rendita catastale di 400 euro pagava, di Imu, senza figli, 69 euro. Di Tasi ora ne pagherà 168, ossia 99 euro in più. Differenza che sale a 168 in presenza di 2 figli. Con rendita da 500 euro l’aggravio nel passaggio da Imu a Tasi va da 74, senza figli, a 174, con 2 figli. Con aliquota al 2,5 per mille, se salisse al 3,3 per mille la stangata salirebbe ulteriormente. E le più penalizzate sarebbero le famiglie meno abbienti. I conti sono del Codacons. L’associazione dei consumatori in una nota smentisce quanto dichiarato mercoledì «dal ministro Saccomanni, che, alla domanda se il prossimo anno si sarebbe pagato di più nel passaggio da Imu a Tasi ha risposto un più che significativo “credo di no”. Anche perché la matematica non è un’opinione. Facendo una semplice disequazione, infatti, si scopre che, in assenza di detrazioni, anche senza innalzare ulteriormente l’aliquota della Tasi dal 2,5 al 3,3 per mille, a pagare di più saranno le famiglie meno agiate, quelle che abitano in una casa con minore rendita catastale e quelle numerose, con più figli». Il governo, insomma, «demandando tutta la scelta delle detrazioni ai comuni, in nome di un presunto federalismo, non solo non è in grado di mantenere la promessa fatta agli italiani che non si sarebbe pagato di più con la Tasi, ma rischia di penalizzare le famiglie con case di minor valore e, quindi, si presume, meno ricche».

Calcolatrice alla mano, «per risparmiare nel passaggio da Imu prima casa a Tasi, in assenza di figli, con aliquota Tasi allo 0,25%, la rendita catastale deve superare 793,65 euro, altrimenti si pagherà di più. In presenza di un figlio la soglia sale a 992 euro. Con due figli si sale a 1190,47 euro. Nella tabella n. 1 sono riportati i calcoli che indicano i punti di discontinuità. Le differenze non sono da poco. Chi ha una rendita catastale di 400 euro pagava, di Imu, senza figli, 69 euro. Di Tasi ora ne pagherà 168, ossia 99 euro in più. Differenza che sale a 168 in presenza di 2 figli. Con rendita da 500 euro l’aggravio nel passaggio da Imu a Tasi va da 74, senza figli, a 174, con due figli. Si fa presente che queste differenze sono con aliquota al 2,5 per mille. Se, infatti, salissimo al 3,3 per mille la stangata salirebbe ulteriormente». Naturalmente i comuni potranno, se lo vorranno, rimettere le detrazioni di 200 euro per l’abitazione principale e di 50 euro a figlio, «ma non è detto che lo facciano. Inoltre se lo faranno a prezzo di un innalzamento dell’aliquota, il risultato finale sarà ancora peggiore per chi non usufruirà della detrazione. Il governo, infatti, ha solo fissato che le detrazioni, che restano però eventuali se non si innalza l’aliquota massima, dovranno andare a favore delle famiglie e dei ceti più deboli, ma è evidente che l’espressione è talmente generica che ci saranno sicuramente delle famiglie ingiustamente penalizzate». Insomma per il Codacons «l’errore madornale del governo di varare una Tasi piatta, senza fissare precisi paletti nelle detrazioni, non solo rischia di far pagare la Tasi a parte di quei 5 milioni di famiglie che, grazie alle detrazioni, non pagavano l’Imu, ma penalizzerà sicuramente le famiglie che pagavano poca Imu, favorendo e alleggerendo l’imposta per chi pagava di più, avendo abitazioni che, almeno per il fisco, erano di maggior valore».