Sit in alla Camera per chiedere il ritorno dei nostri marò. Perché Letta e Bonino continuano a tacere?

È stata una manifestazione rumorosa e partecipata quella indetta oggi pomeriggio a Montecitorio per chiedere il ritorno dei nostri marò, detenuti in India da quasi due anni. La protesta, organizzata da Fratelli d’Italia, inizialmente prevista a Piazza Colonna, è stata trasferita davanti a Montecitorio e ha visto la presenza del presidente di Fdi, Ignazio La Russa, dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di Guido Crosetto, dell’ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi, di Fabio Rampelli, di Luciano Ciocchetti e di esponenti di “Prima l’Italia”. Diversi gli striscioni con varie scritte, da “Marò, riportiamoli a casa” e “Prima i nostri Marò”, molte le bandiere, moltissimi gli slogan e i canti, tra cui l’inno nazionale. Il silenzio di Letta e Bonino è inaccettabile, ora occorre coinvolgere tutto il sistema Italia, è stato il messaggio lanciato dai manifestanti scesi in piazza per chiedere all’esecutivo azioni concrete per la liberazione dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. «Bisogna passare da una questione diplomatico-giudiziaria, di fatto burocratica al coinvolgimento di tutto il sistema Italia. Basta narcotizzare con false rassicurazioni i cittadini», ha sottolineato il presidente di Fdi Ignazio La Russa, secondo cui «bisogna veramente mettere in discussione i rapporti bilaterali con l’India, discutere della permanenza nelle missioni internazionali e, in extrema ratio, prevedere di candidare i due militari alle elezioni europee per costringere l’Europa, assieme all’Italia, a intervenire». La Russa, rivolgendosi poi direttamente al presidente della commissione Esteri Fabrizio Cicchitto, lo ha invitato a non lasciare «che il M5S vada in proprio a bussare alla porta dei marò. Si crei una delegazione parlamentare che verifichi l’effettiva situazione, di questo governo non ci fidiamo». E ha proseguito: «Qualcuno deve spiegare chi dette l’ordine di far attraccare la nave al porto indiano e come si è arrivati, dopo che Terzi era riuscito a riportare i fucilieri in Italia, a rimandarli in India lasciando di stucco le stesse autorità indiane, altrimenti chiederemo una commissione d’inchiesta parlamentare», ha affermato La Russa. Per il coordinatore nazionale di Fdi Guido Crosetto, «l’ignavia di Letta e Bonino è  inaccettabile, forse Bonino si interessa solo a far liberalizzare le canne ma spetta a lei fare il possibile» mentre tra i manifestanti, oltre all’ex ministro Giulio Terzi era presente anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, che ha chiesto al governo di «fare minacce concrete al Paese asiatico: si dica che si interrompano le relazioni diplomatiche e commerciali con l’India». Giulio Terzi, da parte sua, ha ricordato che i due fucilieri di Marina «non dovevano essere rimandati in India» e, se questo è stato fatto, è anche per le «fortissime pressioni di gruppi economici sul governo». Terzi ha anche detto che il silenzio di queste ore di Nuova Delhi sulla possibilità che venga applicata la legislazione antiterrorismo sul caso dei due marò «mi fa temere per la loro vita». «Tutti – ha ricordato – hanno detto che quella legislazione non era applicabile, che non dovevamo preoccuparci, ma il fatto è che queste assicurazioni non si sono concretizzate. Ho sostenuto sin dall’inizio che un impegno formale sulla non applicazione di questa legislazione antiterrorismo ai nostri marò era il presupposto per la loro riconsegna. Mi sono espresso contro il rinvio dei marò». Intervenendo poi sulla vicenda da Facebook, la presidente dei deputati di FdI Giorgia meloni ha scritto che «l’Italia deve porsi il problema del ritiro dei suoi militari dalle missioni di pace perché se i nostri militari non sono così importanti da essere difesi e tutelati in questa vicenda, nella quale l’India sta violando tutte le norme del diritto internazionale, allora non lo sono mai. La grande partecipazione spontanea di oggi alla manifestazione dimostra che gli italiani sono particolarmente sensibili su questo tema, mentre è inaccettabile il silenzio del ministro Bonino. Riportare a casa i nostri marò è una priorità nazionale». Attacchi al governo anche da parte di Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza italia: «Non ho visto né il ministro Bonino né il premier Letta alzare la voce, sollecitare l’intervento dell’Onu, non ho visto un’iniziativa forte per sbloccare questa situazione e credo che la mobilitazione dei cittadini potrà servire a dimostrare alla comunità internazionale e all’India che l’Italia non può accettare supinamente una decisione dove addirittura si paventa il rischio della pena di morte. Stiamo parlando di due soldati che non facevano altro che il loro lavoro, cioè contrastare la pirateria. Mi auguro che da parte del governo ci siano iniziative paragonabili a quelle assunte da Tajani di interrompere gli scambi commerciali con l’India». In mattinata c’era stato un altro blitz per la liberazione dei due marò, da parte di un gruppo di attivisti che, capeggiati dall’ex parlamentare Pdl Souad Sbai, hanno esposto striscioni in cima all’Altare della Patria per chiedere il rilascio di Latorre e Girone che, secondo alcune indiscrezioni della stampa indiana, rischierebbero la pena capitale.

E dall’India si risponde col solito refrain: «Il caso dei marò è una vicenda sub-judice che il governo non intende commentare», ha detto anche poche ore fa a Nuova Delhi il portavoce del ministero degli Esteri, Syed Akbaruddin, aggiungendo che «la questione è discussa in un tribunale, il suo luogo naturale, e quindi il governo si astiene dal commentarla». Tuttavia giovedì scorso la questione dei marò fu trattata all’interno di un vertice a tre fra il ministro degli Esteri Salman Kurshid, della Giustizia Kabil Sibal e degli Interni, Sushil Kumar Shinde. Al termine di quell’incontro Khurshid aveva dichiarato di aver voluto dare «la prospettiva del caso dal punto di vista degli Esteri», per ricordare che l’India ha dato in passato assicurazione all’Italia che la vicenda dei marò non rientra nei casi in cui si può applicare la pena di morte. «Temo – aveva aggiunto però – che ci sia bisogno di una ulteriore riflessione da parte di differenti agenzie e ministeri coinvolti in modo che il ministro dell’Interno abbia una visione globale. Io ho cercato di farlo, ma è necessario lo facciano anche altri responsabili». Shinde aveva poi indicato che nessuna decisione sul modo di proseguire il processo nei confronti dei Fucilieri di Marina italiani è stata ancora presa. Insomma, ora che anche Staffan de Mistura si accorge che l’India sta continuando ad effettuare una estenuante “melina”, tornano attuali le parole dell’ex sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica che all’inizio della crisi mise in guardia il governo italiano contro quello che definì «il metodo indiano», di gestire la vicenda procrastinando e rinviando. Avvertimento però inutile, a quanto pare…