Buon compleanno Facebook: dalla bravata di Zuckerberg al contagio globale, 10 anni di “like” e “status”

Un adolescente in cerca di un mezzo rapido ed efficace per contattare tutte le compagne universitarie di Harvard: nasce così, nel febbraio di dieci anni fa, Facebook. Da un’intuizione geniale partorita dalla stringente necessità di “conquista” di un ragazzino poco seducente ma decisamente brillante, Mark Zuckerberg, e dai suoi compagni di bravate di college, Eduardo Severin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes: ieri giovani studenti squattrinati, oggi tra gli uomini più ricchi d’America. Un fenomeno epocale, quello del social network, che ha rivoluzionato la comunicazione e i suoi linguaggi – non solo virtuali – iniziato con un blitz dell’allora diciannovenne Zuckerberg nella aree protette della rete universitaria, allo scopo di copiare dei documenti di riconoscimento degli studenti (e, meglio ancora, delle studentesse). Un progetto frettolosamente battezzato Facemash che in embrione conteneva già il potenziale virale del più nobile successore internetico. Un virus, Facebook, che si è rapidamente endemizzato in Rete, prima attaccando nei gangli connettivali il sistema informatico scolastico, diffondendosi da Harvard ad altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University; poi esteso anche agli studenti delle superiori e, quindi, a chiunque dichiarasse più di tredici anni d’età. Fino ad oggi: uscito dal microcosmo virtuale di istituti e college, quotato in Borsa e, secondo Alexa, (azienda statunitense che si occupa di statistiche sul traffico di Internet), dal giugno 2013 promosso addirittura come sito più visitato al mondo, superando Google.

E comunque, al di là di tecnicismi e raffronti specifici, di traguardi commerciali e riscontri economici, Facebook è, indiscutibilmente, una piattaforma globale che conta su 1,2 miliardi di utenti. Una piazza sociale che ha radicalmente cambiato il sistema d’interazione tra individui. Uno strumento tecnologico che ha profondamente modificato tempi e formule della comunicazione, sostituendo il contatto diretto con la connessione digitale, il dialogo con il messaggio scritto spedito sul web e, a sua volta, la scrittura con l’immediatezza dell’immagine emblematica postata con un clik, espressione visiva di tante parole non dette. Un manuale informatico che, a suon di like e di formule idiomatiche, ha istituzionalizzato una grammatica computerizzata che ha stravolto morfemi e grafemi classici, tempi e modalità dell’informazione, come del suo commento. Una vetrina promozionale in cui acquistare, vendere e barattare on line, e un ufficio di collocamento digitale capace di far debuttare nuove professioni in Rete. Un messaggio dentro una bottiglia lanciato nell’oceano virtuale.