Bufera sulla casa reale di Spagna: a causa del marito l’infanta Cristina rischia 6 anni di carcere per frode e riciclaggio

Il trono di re Juan Carlos, 76 anni, torna a scricchiolare. L’infanta Cristina di Borbone, 48 anni, è stata incriminata con l’accusa di riciclaggio di capitali sporchi generati dall’attività del marito Iñaki Urdangarin, un ex campione di pallamano, ai danni dell’erario. Rischia, se condannata, fino a 6 anni di carcere. Sono stati necessari ben nove mesi di indagini per una radiografia completa della vita finanziaria e tributaria di Cristina negli ultimi dieci anni e per giungere alla conclusione che esistono seri indizi perché risponda in sede giudiziaria delle accuse di riciclaggio e frode fiscale. Nelle 227 pagine della sua ordinanza il giudice istruttore Josè Castro rinvia a giudizio la secondogenita di Juan Carlos in quanto azionista al 50%, insieme col marito, di Aizoon, un’impresa familiare alla quale sarebbe stato dirottato oltre un milione di euro di fondi pubblici provenienti dall’istituto Noos. È una società di facciata, secondo l’accusa, creata appositamente per riciclare denaro pubblico. Si parla di oltre 5,8 milioni di euro che la fondazione Noos – ufficialmente senza scopo di lucro, facente capo all’ex campione di pallamano e al suo socio Diego Torres – avrebbe drenato fra il 2004 e il 2006, attraverso contratti con le amministrazioni di Valencia e delle Baleari, entrambe a guida del Partido Popular, quello attualmente al governo in Spagna. La figlia di Juan Carlos e di Sofia di Grecia – che dovrà comparire davanti al giudice di Palma di Maiorca l’8 marzo – era già stata accusata di complicità nelle discutibili attività del marito, che rischia fino a 12 anni di carcere. Ma, vista la mancanza di prove, il giudice aveva deciso soltanto di approfondire l’inchiesta. Ora l’accusa smonta l’argomento centrale della difesa dell’infanta, assicurando che il genero di Juan Carlos “difficilmente” avrebbe potuto aggirare il fisco «senza, quanto meno, la conoscenza e l’acquiescenza» della sua regale consorte, nonostante questa «mantenesse di fronte a terzi l’atteggiamento di chi guarda da un’altra parte». Accusata di “omissione”, Cristina non poteva non essere “informata” della provenienza dei fondi, dati anche la sua «solida formazione» e «i dubbi suscitati sulle irregolarità dell’istituto Noos» in un’interrogazione parlamentare. Al magistrato la duchessa dovrà spiegare perché non è intervenuta per correggere il tiro e raddrizzare la situazione.
Fra i punti contestati a doña Cristina spiccano il giro di fatture false della società Aizon, «le contrattazioni fittizie» per ottenere sgravi fiscali, «l’assunzione in nero» del suo personale domestico. Uno dei legali dell’infanta, Miquel Roca, ha sostenuto che le accuse «non hanno fondamento» e ha annunciato un ricorso per evitare che doña Cristina – attualmente residente a Ginevra per sottrarsi al clamore mediatico – debba intervenire in aula.