Bologna, feto morto abbandonato come uno straccio sotto la pioggia in un campo rom

Lo ha avvolto in un asciugamano. E poi lo ho ha abbandonato per terra. Inanimato. In mezzo al fango, sotto la pioggia battente. Un rifiuto in mezzo ai rifiuti. Come un orsacchiotto di pezza strappato, come un vecchio giocattolo dimenticato di cui disfarsi. Periferia est della civilissima Bologna, zona Casteledebolo. Via Giuseppe Landi, stretta fra il fiume Reno e la Tangenziale Kennedy. Smorzi di materiali edili, intervallati da depositi di mezzi meccanici. Villette con gli aironi cinerini che fanno un’improbabile guardia sulle colonne dei cancelli. E baracche di lamiera ammassate a ridosso della tangenziale. Macchine che corrono via veloci da Casalecchio a Bologna quasi sfiorando le finestre delle roulotte parcheggiate nel verde incolto.
È qui, in una zona che il Comune e i servizi sociali di Bologna conoscono molto bene, che si è consumata la tragedia di quel piccolo straccio, un feto di sei mesi di sesso maschile, partorito dalla madre, una romena di 22 anni con l’aiuto del marito, connazionale e della stessa età, e poi trovato morto.
Lui ha tagliato il cordone ombelicale che legava la madre al piccolo. Poi ha preso un vecchio asciugamano, ha avvolto quel corpicino e lo ha abbandonato fra la pioggia e il fango per un’ora e mezza. E se ne è andato. Salvo ricomparire poco dopo in ospedale dove, nel frattempo, era stata portata in fretta e furia la madre del piccolo, colpita da emorragia perché non aveva espulso la placenta.
E’ stata un’altra donna di quel campo rom abusivo, demolito e sgomberato esattamente un anno fa e poi ricresciuto come la mala erba, a dare l’allarme. Non per il bambino, rifiuto fra i rifiuti. Ma per quella donna che aveva appena partorito e che perdeva sangue. Per gli operatori del 118 arrivati sul posto è stato un attimo capire qual’era la vera tragedia. Non quella rom che si lamentava dal dolore. Ma lui, quel bambino oramai esanime.
Sarà ora l’autopsia, già affidata al medico legale, a stabilire se il bambino è nato morto. Oppure se è morto dopo il parto. Una differenza non da poco, il padre 22 è già indagato dalla Procura di Bologna per omicidio colposo e omissione di soccorso.
Un anno fa, il 19 febbraio scorso, quel campo rom abusivo era stato sgomberato e demolito. Lo abitavano una quarantina di rom, lavoratori stagionali in nero, soprattutto nel settore edile. Al momento del blitz, seguito dai servizi sociali, l’assessore al Welfare, Amelia Frascaroli, ex-Pd, – un passato oscillante fra i Gesuiti e il Collettivo “Il Manifesto” – poi folgorata sulla via di Damasco da Vendola, aveva assicurato: nessun intervento ad hoc, non sono presenti minori.