Battute e contumelie per coprire l’assordante silenzio della politica

Tra politiche di spending review ancora al di là da venire e tasse sulla casa che cambiano di ora in ora (e sempre in aumento), l’inizio del nuovo anno non sembra aprirsi nel modo migliore. A parte l’export che segna da tre anni un non trascurabile incremento percentuale, il copione è sempre lo stesso. Con in più la noia mortale, per non dire la crescente incazzatura, che provoca negli italiani la stucchevole disputa sulla riforma elettorale. A parole tutti la vogliono. Nei fatti, ognuno la  vorrebbe a suo uso e consumo. Con il risultato, nel migliore dei casi, che si arrivi ad un compromesso al ribasso tra formule alchemiche dagli effetti poco incidenti in termini di cambiamento oppure, peggio ancora, ad un pastrocchio che fa impallidire persino il Porcellum.  Secondo i calcoli della Uil, la Tasi, ossia la tassa sulla prima abitazione, in  base alle aliquote fissate dalla legge di stabilità,  costerà in media 40 euro in più a contribuente. E siccome all’inganno segue la beffa, le detrazioni saranno solo volontarie e nettamente inferiori a quelle della vecchia Imu del 2012. Nel marasma delle incertezze, sconcerta il guazzabuglio  interpretativo di norme e regolamenti nel quale il povero contribuente è costretto a districarsi. Nessuno è in grado di dire con assoluta precisione quanto il proprietario di una casa dovrà pagare a Milano o a Roma, a Torino o a Canicattì. Si procede per ipotesi. Tutte, ovviamente, negative, viste le premesse. Sapete perché? Perché per recuperare quel che è stato loro sottratto, i Comuni avranno la possibilità di alzare le aliquote della Tasi (che ha sostituito l’Imu) di uno 0,5 di punti percentuali,  fino ad un massimo del 3 per mille. Questo a valere sulla prima casa, mentre per la seconda il tetto salirà dall’attuale 10,6 per mille all’11,1. Insomma, se non è zuppa, è pane bagnato. Altro che eliminazione della tassazione sulla prima abitazione, come è stato annunciato e promesso a più riprese! E poi ci si lamenta se  la credibilità della politica è scesa sottozero;  se i sondaggi  segnalano un inarrestabile tasso di sfiducia verso le istituzioni; se nel crescente disagio in cui vivono famiglie e imprese per effetto della crisi, con la disoccupazione che batte colpi terribili e la produzione che declina inesorabilmente nel Paese, i cittadini non sanno più a che santo votarsi. Di riforme annunciate, sono piene le biblioteche della propaganda politica. Di riforme vere, non c’è traccia. Le polemiche, quelle sì, non mancano. Anzi, sono  ormai la normalità. Servono a riempire il vuoto dei contenuti, che è enorme. Un vuoto che dovrebbe preoccupare  gli addetti ai lavori.  Invece , niente. Renzi ci regala la battuta quotidiana. Grillo, la contumelia. Letta, la ricetta soporifera del governo che si preoccupa dell’Italia. Berlusconi, la Forza Italia che risorge come araba fenice. E così , la politica rinuncia a ri-definirsi e a ri-generarsi. Prigioniera di se stessa, di un modulo ottuso e poco edificante. Ostaggio di quell’altro aspetto di una Italia in declino rappresentato dalla carenza di modelli culturali. Non che non ci siano uomi di cultura. Ce ne sono in ogni campo della tecnica, della scienza, delle arti. Quel che manca è un progetto culturale degno di questo nome. Al suo posto si è imposto il “consulentificio”  degli esperti in economia, in politiche sociali e del lavoro, in psicologia delle masse, in sociologia dell’ambiente e via dicendo. Una fabbrica di opinioni disparate, prive di senso unitario, di una direttrice comune, di una struttura interiore capace di fornire idee  forza nuove e decisive. Nessuno che sia in grado di dire chiaro e tondo quale sia il destino del nostro Paese;  quando e come, con quali mezzi e con quale idea di rinascita, saremo in grado di tornare ad essere protagonisti , ad avere un ruolo in questo ectoplasma di Europa, e in un mondo globale che sta resettando le forze e i poteri, dislocandoli in ambiti e  siti diversi da quelli tradizionali. Nel suo ultimo, provocatorio  saggio “Difendere l’Italia”, l’antropologa Ida Magli parla di un “Laboratorio della Distruzione” . È l’immagine calzante di quella sorta di centro operativo con cui sistematicamente, scientificamente e cinicamente si è distrutta l’identità del nostro popolo e disgregato il sistema politico italiano ed europeo. Potenti “armi  improprie” per decenni si sono abbattute sulla nostra comunità, facendo saltare valori e mettendo in dubbio padri e geografia, differenze naturali e ruoli. Un capovolgimento generatore di  caos e confusione. Uno sfascio culturale che non ha precedenti nella nostra storia millenaria. Prendiamo l’Europa. Fra non molto torneremo a votare per il Parlamento europeo.  In quel che resta dei partiti assisteremo alle solite baruffe per garantirsi qualche seggio a Strasburgo. Nessuno che ponga ascolto alla profondità dell’attuale crisi che agita le coscienze, e pensi a fornire qualche idea nuova, a dirci come cambiarla davvero questa Europa dei banchieri e della finanza. Osserva Ida Magli :” Gli ideatori e costruttori dell’Ue – economisti, banchieri, politici – sono stati attentissimi a non lasciare aperto neanche uno spiraglio in cui potesse prendere piede il pensiero critico, la riflessione,  o anche soltanto un dubbio. Dobbiamo ricominciare a credere e a combattere per capovolgere la situazione di angosciosa agonia nella quale ci troviamo, e lavorare al ripristino della forza e della identità del popolo e della nazione italiana”. Identità e Nazione, appunto.  Non sono forse  argomenti giusti per ripartire ?