Autostrade, Lupi mette un’ipoteca sulle concessioni. In arrivo l’abbonamento per camionisti e pendolari

Il modello è quello, già sperimentato, dall’Ativa, l’Autostrada Torino-Ivrea-Valle D’Aosta. Un abbonamento che consenta a pendolari e camionisti di fronteggiare in qualche modo gli aumenti, annuali, dei pedaggi autostradali. Un meccanismo automatico di adeguamento che si ripropone, regolarmente, ogni inizio d’anno. E che ogni volta provoca non pochi mal di pancia.
“Se riuscissimo, con il sistema dell’abbonamento, a ridurre i costi del 20 per cento – spiega il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi annunciando la novità in cantiere – avremmo ridotto di molto l’impatto degli aumenti”. Si tratterebbe di una piccola rivoluzione tagliata su misura per pendolari della strada ed autotrasportatori. Le “categorie più deboli”, sostiene Lupi. Che spiega anche la ratio dell’intervento governativo per contenere in qualche misura l’aumento dei pedaggi in maniera indiscriminata.
In effetti la situazione degli aumenti tariffari è a macchia di leopardo: se, per esempio, per il Consorzio Autostrade Siciliane Messina-Catania e Messina-Palermo, per le Autostrade Meridionali e per la Asti-Cuneo non si registra alcun aumento, l’Autostrada dei Parchi, gestita da Autostrade per l’Italia, ottiene un incremento dell’8,28 per cento. Ma per l’azienda del Gruppo Atlantia si tratta di un caso isolato giacché per le 17 tratte che gestisce aveva chiesto un aumento del 4,43 per cento.
«La riduzione deriva dall’esigenza di attenuare l’impatto degli incrementi tariffari sull’utenza in un periodo di perdurante crisi economica – spiegano dal ministero delle Infrastrutture – a fronte di alcuni incrementi molto significativi spettanti ad alcuni concessionari, sono stati corrisposti aumenti tariffari inferiori da compensare in sede di futuro aggiornamento quinquennale dei piani finanziari».
Resta il fatto che, per Lupi, “il  sistema delle concessioni deve essere rivisto”. “Da sei anni – spiega il ministro – la domanda di traffico autostradale è diminuita. Dobbiamo garantire i contratti e la legge, ma dall’altra parte non si può continuare con questo meccanismo automatico. E credo ci sia, da parte del sistema concessorio, disponibilità e coscienza per rivedere un meccanismo che oggettivamente, appunto, a fronte di un calo della domanda, ha dimostrato che va nella direzione opposta. Anche perché è interesse anche dei concessionari far sì che la domanda aumenti”.
Il ragionamento, tuttavia, non soddisfa il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Francesco Storace. Che, sulla vicenda degli aumenti tariffari, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e all’assessore alla Mobilità, Michele Civita. “Quanti sono i caselli autostradali del territorio regionale interessati all’aumento del pedaggio”, si chiede Storace. Che sollecita i ministeri dei Trasporti e dell’Economia a revocare i decreti che hanno previsto il rincaro delle tariffe. Storace ricorda a Zingaretti che, nel 2010, la Provincia di Roma si rivolse alla giustizia amministrativa per evitare gli aumenti dei pedaggi in nove barriere autostradali. Di qui la richiesta al Presidente della Regione Lazio di riproporre lo stesso tipo di ricorso rivolgendosi  al Tar per sostenere l’illegittimità del provvedimento”.
“L’aumento delle tariffe – annota Storace – si accanisce sulla categoria dei pendolari in un momento in cui la morsa della crisi sembra irrigidirsi come dimostrano gli indicatori economici. E senza che, peraltro, vi sia un corrispondente miglioramento del servizio”.