Aperta un’inchiesta sul giallo del Monte Livata. La madre: «Non cercate il mostro, ho solo cercato di salvare i miei figli»

La storia dei due bimbi scomparsi e ritrovati sul Monte Livata ha avuto un lieto anche se restano ancora poco chiari alcuni aspetti sui quali la magistratura sta indagando. La mamma Alexia Canestrari dall’ospedale di Subiaco dove è stata ricoverata ha raccontato in tv : «Questa è una storia a lieto fine, è stato un miracolo e mi spiace che i media siano sempre a caccia del mostro». Al Corriere aveva già descritto i drammatici momenti che hanno preceduto il suo ritrovamento.

«L’ho detto ai carabinieri: portatemi dai bambini, portatemi da loro, anche in barella, con le manette. Con tutta quella adrenalina addosso una madre è in grado di farequasiasi cosa. Ma loro non hanno voluto e allora mi sono rifiutata di farmi ricoverare per sei ore, fino a quando  non mi hanno detto  che i piccoli erano stati trovati ed erano atterrati con l’elicottero». Alexia ha ricordato gli ultimi minuti passati con i bambini prima di lasciarli e andare via per cercare aiuto. Erano le due di notte di martedì e si trovava con la figlia Nicole di 4 anni e con Manuel di 5 (il figlio che il compagno ha avuto da una precedente relazione), in località  Acqua del Piccione. «Li avevo coperti bene – ha detto – facendogli mettere le mani nelle tasche delle tute, li ho fatti abbracciare, stare vicini. “Così vi riscaldate”. Mi stavo congelando e l’unico modo per salvarli era andare cercare qualcuno. Anche perché il cellulare era scarico». Poi la corsa nella notte in cerca  di aiuto. A Colle Crocione l’incontro con una squadra di soccorso. «Ho visto una torcia – ha raccontato ancora Alexia – ho gridato aiuto e mi ha risposto un carabiniere che però non riusciva a trovarmi. Mi diceva di seguire la luce e poi ci siamo incontrati. Mi ha chiesto dove fossero i bambini e io ho creduto di dargli indicazioni abbastanza precise: ma lui e gli altri si sono persi: hanno cambiato strada, ne hanno fatto una scivolosa e avevano difficoltà a non cadere. A me si stavano ibernando i piedi, stavo impazzendo, volevo andare dai bambini ma non me lo permettevano. Ero in ipotermia, con un principio di congelamento. Così ho continuato a dare indicazioni ma i carabinieri non riuscivano a comunicare fra loro perché lì i telefonini non prendono. Un incubo. Però capisco che in quei momenti qualcuno possa aver anche pensato che fossi una di quelle madri pazze. Ma io volevo andare dai piccoli e loro non mi ci portavano». Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta senza indagati e i magistrati sentiranno tutta la famiglia. Il papà dei due bambini, l’imprenditore romano titolare del circolo “Due Ponti ” sulla Flaminia, Emanuele Tornaboni si stringe attorno alla compagna e la difende a spada tratta, assicurando che la sua compagna Alexia ha fatto di tutto quello che poteva per proteggere i due bambini. E dopo due giorni ha parlato anche il responsabile dell’associazione Centro Radio Soccorso di Subiaco (Roma), Giuseppe Pelliccia che ha trovato i due bambini: «I bambini cercavano di richiamare l’attenzione degli elicotteri. L’emozione e la gioia nel sentire le voci dei piccoli, seppur in lontananza, ha rinvigorito la squadra e ha commosso tutti i soccorritori presenti. La precarietà delle condizioni in cui temevamo che fossero cominciava a preoccuparci, ma non ci ha fatto perdere le speranze». Poi il ritrovamento: «I bambini sono stati raggiunti sotto un costone della montagna in Località Colle Crocione rotondo, tra Campo dell’Osso e Vallepietra. Erano stremati e sono stati subito soccorsi dai volontari del Centro Radio Soccorso Sublacense. Siamo soddisfatti del lavoro di tutti».