Anche Battista (Corsera) vede un pericolo nella censura di Dieudonné. E ne ricorda altre su cui si sorvola…

Comico di pessimo gusto, pericoloso forse (chi minimizza ricorrendo alla goliardia per descrivere i suoi show è complice delle sue bestemmie),  ma la Francia ha sbagliato e sta sbagliando a censurare l’attore Dieudonné M’Bala M’Bala, considerato dall’opinione pubblica di mezzo mondo «un orribile antisemita» che sparge scientemente odio contro gli ebrei. Dal divieto a calcare un palcoscenico al rogo dei libri il passo può essere breve. Si è molto discusso, anche in Italia, dell’iniziativa delle autorità francesi di stoppare il funambolo antisemita con inevitabile derby tra gli accusatori di Dieudonné (donato da Dio?) e i giustificazionis, che leggono i suoi spettacoli e le sue vignette come una satira psuedo-intelligente contro il sistema, una sorta di Grillo nato nelle banlieux che spara a zero su tutto con la sua quenelle (“polpetta”), il saluto nazista invertito: braccio teso rivolto all’ingiù e l’altra mano appoggiata alla spalla. Il comico non brilla per coerenza di idee, agli inizi della carriera si scagliò contro il Front national di Jean-Marie Le Pen perché antisemita, negli anni ’80 recitava con l’amico d’infanzia Elie Semoun, ebreo con origini marocchine, portando in scena due personaggi: Bokassa, un nero ignorante, e Cohen, ebreo un po’ arrogante. Un’escalation fino alla rozza satira di oggi. Molto amato dalla gauche, Dieudonné si è anche candidato nelle liste dei Verdi… Per carità, non è uno scandalo cambiare idee, lo è semmai dire, senza pentirsi, di voler “pisciare sul muro del Pianto”.

Detto questo, negare al comico il permesso di esibirsi come hanno fatto a Tour, Bordeaux e Nantes (che hanno applicato una circolare ministeriale voluta da Hollande) è un errore madornale. La pensa così Pierluigi Battista che nella sua rubrica sul Corriere oggi sposta i riflettori sulle vittime ignorate dell’intolleranza. «Dieudonné deve essere libero si intrattenere il suo pubblico con il suo orrendo e conclamato antisemitismo. Non bisogna farne una vittima – scrive il giornalista – anche perché le vere vittime in Europa dell’intolleranza censoria, della minaccia integralista, sono tutte bersagli degli amici di Dieudonné, il cui cuore batte per i carnefici e i fanatici». E Battista cita esempi emblematici: Robert Redelker, filosofo e storico, costretto a vivere blindato (non poté neppure andare al funerale del padre) dopo le minacce di morte per aver scritto un articolo a difesa del discorso di Ratzinger a Ratisbona. E ancora Ayan Hirsi, la scrittrice somala costretta a scappare dagli islamici per riparare in Olanda insieme a Theo Van Gogh, il regista assassinato dai fondamentalisti islamici, e poi negli Usa; per non parlare di Michel Houellbecq e di Oriana Fallaci messi all’indice (con il silenzio della setta di Dieudonné)  per i loro libri scomodi, tentativo non riuscito, per fortuna. Insomma le vittime della censura sono altri, dei giganti: nulla a che spartire con il pigmeo Dieudonné.