Alla segreteria del Pd va in scena la guerriglia interna ai democrat

Debora Serracchiani rassicura: «Nessuno sta lavorando per una crisi di governo». Ma la riunione della segreteria del Pd in corso a Firenze dice il contrario, con segnali indirizzati prima di tutto a Enrico Letta e alla delegazione democratica a Palazzo Chigi. Intanto c’è la location, che ha sollevato polemiche già alla vigilia dell’incontro: non la sede del partito, ma quella del comitato elettorale del neosegretario. Come a dire che questo Pd, il Pd di Renzi, non si riconosce nei luoghi istituzionali del partito, non è da lì che vuole far sentire la sua voce, non è quella la lingua che vuole parlare. Questo primo segnale a Letta e ai “suoi” ministri fa anche da megafono al segnale che arriva dai contenuti. «Discuteremo delle priorità che Matteo ha indicato in questi giorni, dai temi della legge elettorale a quelli delle riforme, fino al job act», ha spiegato il responsabile per gli enti locali Stefano Bonaccini, entrando alla riunione, mentre è stata ancora la Serracchiani, durante una pausa dell’incontro, a riferire che «stiamo abbozzando un documento sul Job Act, che sarà pronto per la direzione», prevista per il 16. Ora, sempre per rimanere sul terreno dei segnali, varrà la pena ricordare che il Job Act di Renzi ha suscitato perplessità all’interno del partito e ricevuto un’accoglienza quanto meno fredda da parte del governo. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nei giorni a ridosso del Natale, ha bollato la proposta di Renzi per il lavoro come «non nuova», aggiungendo che «senza ripresa è difficile creare lavoro, cambiare le regole non è che crea necessariamente nuovo lavoro». La conclusione fu che la proposta andava vista, anche perché «c’è un po’ di confusione». «Speriamo che a gennaio queste proposte diventino molto più concrete», aveva concluso il ministro, mentre i rumors parlavano di una proposta alternativa di Letta. A confermare che il leit motiv della segreteria renziana resta “si fa come diciamo noi o state attenti che facciamo saltare il tavolo” c’è poi anche l’atteggiamento sugli altri temi all’ordine dell’incontro e del dibattito politico: legge elettorale e unioni civili. Anche per questi la portavoce è stata la Serracchiani. «Abbiamo fatto proposte chiare e ora sta agli altri dire se sono d’accordo o no», ha detto la governatrice del Friuli Venezia Giulia a proposito del sistema di voto, mentre sulle unioni civili ha sostenuto che «facciamo una trattativa con chi ci sta, perché siamo un Paese che ha bisogno di risposte». Un messaggio che si può interpretare come direttamente rivolto ad Angelino Alfano, che da subito ha avvertito «prima le famiglie», ma che si può vedere come «un gioco di potere tutto interno a Pd», secondo la lettura che ne ha dato Sandra Savino, coordinatrice di FI del Friuli Venezia Giulia. «Appare evidente – ha proseguito l’esponente azzurra – che l’obiettivo delle proposte lanciate da Renzi sia quello di generare una demolizione costante del governo Letta».