Al via la conferenza di pace “Ginevra 2”. Ed è subito scontro tra Assad e la comunità internazionale

A Montreux, in Svizzera, dove oggi si è aperta Ginevra 2, la conferenza di pace sulla Siria, è arrivato anche il messaggio del Papa. Un appello affinché «tutti non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto». È l’auspicio dei partecipanti, ma in pochi, a partire dagli esponenti di due Paesi chiave come la Russia e l’Iran, sono pronti a scommettere sulla sua realizzazione. I negoziati «non saranno semplici né rapidi», secondo il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, mentre per il presidente iraniano Hassan Rohani, che non partecipa alla conferenza perché Teheran non ha ratificato i risultati di Ginevra 1, ci sono «poche speranze che Ginevra 2 porti a una soluzione per il popolo siriano e contro il flagello del terrorismo». La conferenza, dunque, resta «tutta in salita», come ha detto ieri il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino e come hanno confermato le prime battute dell’evento, che hanno visto toni asprissimi tra i rappresentanti dell’opposizione e quelli del regime di Assad e tra questi e la comunità internazionale. «Mi dispiace che i rappresentanti di alcuni Stati seduti in questa stanza abbiano il sangue dei siriani sulle mani», ha detto il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem. Una tesi sostenuta anche da Rohani che, pur salutando con favore un eventuale risultato positivo del vertice, dall’Iran ha sostenuto che «alcuni Stati che sponsorizzano il terrorismo e sono responsabili dell’instabilità della regione sono presenti a Ginevra 2». Muallem ha puntato il dito contro quei Paesi, probabilmente le monarchie sunnite del Golfo, che vogliono «esportare il terrorismo, usare i loro petroldollari per comprare armi e riempire i media internazionali di bugie». «Ora la maschera è caduta e vediamo la vera faccia di coloro che vogliono distruggere la Siria», ha aggiunto nel corso di un intervento che è andato ben oltre i sette minuti consentiti. Ne è scaturito un botta e risposta con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che aveva già concesso 2-3 minuti di proroga. «Ne voglio altri 20», ha replicato Muallem, rifiutando di cedere il palco a Ban perché «lei vive a New York, io in Siria». Non meno dura è stata la replica al segretario di Stato, John Kerry, che aveva affermato che «Assad non può fare parte della transizione». «Nessuno dall’estero ha il diritto di rimuovere il presidente Bashar al Assad», ha replicato Muallem, aggiungendo che «Assad non lascerà il potere». Poco dopo è arrivata la risposta del portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, per il quale «invece di offrire una visione costruttiva per una futura Siria diversa rispettosa dei diritti, il regime ha scelto una retorica incendiaria». Lo scontro più preoccupante in vista degli obiettivi della conferenza, però, è stato quello che si è consumato con l’opposizione. Venerdì, con la mediazione dell’inviato speciale di Onu e Lega araba Lakhdar Brahimi, dovrebbero iniziare i negoziati tra le due parti siriane, il vero cuore di Ginevra 2. Gli obiettivi da raggiungere sono un accordo per le tregue locali, che consentano l’apertura dei corridoi umanitari, e uno su un cessate il fuoco di lunga durata. Obiettivi rilanciati da tutti i partecipanti: da Ban Ki-Moon alla Bonino, dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius al collega britannico William Hague, fino all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton. Ma, ad oggi, fra le due parti si registra una totale incapacità di comunicare. «Abbiamo nella delegazione siriana un alleato per creare un nuovo governo?», ha chiesto il presidente della Coalizione nazionale siriana Ahmad Jarba, aggiungendo che «Assad non solo non deve rimanere, ma non ci deve essere discussione su di lui». «In Siria combattiamo mercenari internazionali, che sono l’altra faccia di Assad», ha proseguito Jarba, esortato a compiere «ogni sforzo per il successo di questa conferenza».