Addio ad Aiché Nana, protagonista e “vittima” di quello spogliarello del ’58

È morta all’Aurelia Hospital di Roma Aiché Nana, per complicazioni di una patologia di cui soffriva da tempo. Sulle spalle, invece, il peso di quella serata del 5 novembre 1978 al ristorante Rugantino di Trastevere, che ne ha condizionato destino, carriera, immagine. Turca, anche se nelle biografie risulta nata a Beirut, avrebbe compiuto 78 anni a febbraio. Eppure di lei non si è mai considerata la bellezza. Non si sono mai approfondite analisi critiche sulle sue capacità di ballerina, sulle suoi doti d’attrice, non proprio esaltate in pellicole come Prostitution di Jean Francois Davy, e semmai apprezzabili in Storia di Piera di Marco Ferreri.

No, per quella notte brava di cui è stata protagonista quanto vittima, ha impresso sulla sua immagine una lettera scarlatta che solo Federico Fellini ha provato a strapparle dalla fronte, rendendole omaggio in una lunga sequenza de La dolce vita. E sarebbe stato proprio quello, alla fine, un film in cui non ha recitato, il titolo che l’avrebbe resa immortale, che l’avrebbe promossa protagonista di un capitolo della storia del costume degli italiani, solo in un secondo tempo sublimato nell’antologia di un’epoca. Un’epoca di rigore morale sconvolta da quello spogliarello improvvisato da una ballerina turca durante la festa del venticinquesimo compleanno della contessa Olghina di Robilant – austera bellezza della Roma nobiliare a un soffio dal boom economico – alla presenza di registi titolati, intellettuali rigorosamente trend, aristocratici blasonati, press agent e, naturalmente paparazzi, a partire dal loro principe, quel Tazio Secchiaroli che di Aiché Nana avrebbe immortalato, sequenza dopo sequenza, ardore e generosità in un servizio che sarebbe diventato lo storico scoop de L’Espresso. Una mezz’ora di ostentata spettacolarità che sarebbe riecheggiata nel tempo, fino a qualche anno fa, quando uno strascico giudiziario legato a quello “scandaloso” episodio tornò a far parlare di Aiché Nana. Era il 2008, e l’attrice ormai in pensione da molto, decise di intentare una causa contro il film tv Vita da paparazzi di Pierfrancesco Pingitore, di cui esigeva il taglio della scena dello streptease, e un risarcimento pari a 500.000 euro. Un danno forse anche irrisorio rispetto al prezzo che lei stessa ha pagato: protagonista e vittima, fino alla fine, di quella “turbolenta” notte del 1958…