Usa, torna in video il reality “Duck Dinasty”: era stato sospeso per le polemiche sui gay

Meno male che in qualche parte del mondo, a volte, il Pensiero Unico progressista viene sconfitto a furor di popolo. Accade in America, dove neanche un reality cult d’ispirazione cattolica e portatore di buoni sentimenti come Duck Dinasty è stato risparmiato dagli strali dei paladini dei diritti gay e dalla sospensione da parte della rete televisiva A&E. Ora torna in video la sit-com che piace all’America, visti i 12 milioni di telespettatori che la seguono puntata per puntata. La sospensione dera avvenuta a metà dicembre a seguito di affermazioni giudicate omofobe da parte del protagonista dello show, Phil Robertsion, patriarca di una famiglia di allevatori di anatre della Louisiana, che tra una caccia e un’altra dispensano pareri ispirati alla Bibbia su creazione e aborto, vita e natura. Ma ora il tempo del “castigo” è finito sull’onda dell’indignazione di leader religiosi, leader della destra americana e fan del programma hanno dato battaglia. Era scoppiato un caso quando Robertson rispondendo a una domanda per una rivista su cosa lui considerasse peccato, rispose: l’omosessualità. Una parere personale, opinabil quanto si vuole, ma legittimo. I Roberston muovono masse di telespettatori e fanno opinione in un’America solo apparentemente minoritaria. Sono delle icone nel circuito delle convention cristiane nel sud degli Stati Uniti dove il clan familiare sposta decine di migliaia di famiglie che accorrono ogni volta che è annunciata una loro apparizione. La richiesta di annullare la sospensione è stata accompagnata dal popolo della rete che su Fb ha pubblicato una pagina che ha ottenuto 1,7 milioni di “mi piace” in poco tempo. Insomma in America piace questa famiglia semplice, di lavoratori, che parla alle tradizioni religiose di una comunità. Delle polemiche sull’omosessualità se ne infischia. 250 mila spettatori avevano firmato una petizione chiedendo il ritorno di Phil. Per lui sono scesi in pista politici del calibro di Sarah Palin e Jindal, che avevamo attaccato il network per una scelta «anticristiana». È stato un pressing rumoroso e andato a segno, perché la A&E è tornata a Canossa annunciando il ritorno di Robertson in scena con un giudizio molto frettoloso: «I nostri valori si imperniano su creatività, inclusione e rispetto reciproco. È un privilegio per i nostri prodotti essere invitati nelle case delle persone». Il governatore della Louisiana Bobby Jindal saluta il ritorno in video del reality come «una vittoria della libertà d’espressione» d’espressione». Siamo perfettamente d’accordo con lui. Dalla rete televisiva giunge un’ulteriore precisazione: «Come avrete visto in numerosi episodi la famiglia Robertson si riunisce per pregare per l’unione, il perdono e la tolleranza. Questi sono valori che anche i network A&E considerano importanti». Già, soprattutto la tolleranza quando conta sul principio della reciprocità…