Torna in scena l’Imu: a evocarne lo spettro è Filippo Taddei, responsabile economia del nuovo team di Renzi

Appena entrato a far parte della squadra del neo segretario democrat Matteo Renzi come responsabile dell’Economia, Filippo Taddei, già consigliere economico di Pippo Civati, con il quale ha scritto la mozione di candidatura alla segretaria, ha ripreso il bandolo dell’intricata matassa e ammonito subito anche i più speranzosi: «Se vogliamo parlare di patrimoniale – ha dichiarato l’economista del nuovo team di Largo del Nazareno in un’intervista al Corriere della sera – dobbiamo concentrarci prima di tutto sul ripristino dell’Imu sulla prima casa. Poi vedremo». Una soluzione individuata per ridurre l’Irpef: tanto che Taddei, poche righe più avanti, dalle colonne del quotidiano ribadisce: «Come si fa a fermarsi a parlare tutto questo tempo di questo tema, quando se un datore di lavoro vuole aumentare di 100 euro lo stipendio di un lavoratore, nella sua busta paga ci finiscono solo 40 euro?». Così, dopo aver annunciato in chiusura dell’intervista che sarà sua «responsabilità fare in modo che il Pd abbia una proposta coerente e concreta e orientata a correggere gli errori del passato» e, aggiungiamo noi, idonea a convincere gli alleati di governo a ripristinare ciò che il centro-destra ha faticosamente depennato, l’infinito psicodramma dell’Ici, Imu, Iuc che dir si voglia, propone il suo nuovo atto propagandistico, e apre a lotte interne e fratricide: la tassa sulla casa uscita dalla porta del governo Letta, rientra dalla finestra del nuovo segretario del partito democratico, Matteo Renzi…

Poche idee e ben confuse, insomma: questo il quadro che si presenta ciclicamente di fronte a qualunque cittadino che voglia provare a fare chiarezza sulla situazione dei conti pubblici. Un magma indistinto che mescola sigle e nomi in codice che servono solo a istituzionalizzare un’unica verità, dalle aritmetiche ascendenze: cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Ossia, modificando sigle e nomi di tasse e gabelle, il risultato che viene è sempre lo stesso, così come inglesizzare con termini quali austerity o spending review non indora certo la pillola amara che i contribuenti devono mandare giù. E allora, consapevoli semplicemente di una pressione fiscale che sembra non voler allentare la sua morsa, dobbiamo anche attrezzarci ad affrontare il pagamento (più o meno paventato) della fatidica Imu che rinasce ciclicamente dalla sue ceneri? E poco importa che ad ogni nuova vita evocata da questo o quel tecnico, questo o quel ministro, la tassa venga provvidenzialmente ribattezzata allo scopo di poter (se possibile) confondere ancora di più le idee di cittadini, ripresentando il dazio sotto le mentite spoglie di altri epiteti di circostanza, a seconda delle diverse voci a cui di volta in volta è associato il versamento economico. Così, già Ici fino a qualche anno fa, (imposta comunale sugli immobili); poi promossa dai tecnocrati del governo Monti ad Imu, (imposta municipale unica), presto rottamata però e confluita in acronomi impossibili da ricordare e – senza dimenticare il passaggio ipotizzato sotto forma di patrimoniale mascherata – arrivata all’evoluzione odierna di Iuc, che a dispetto della sigla da fumetto, suona semplicemente come una nuova stangata composta da Imu e altri tributi, che sembrano più scioglilingua impossibili per esperti logopedisti che odiosi balzelli imposti a corrente alternata. Una bandiera, quella della tassa sulla casa, tornata a sventolare di nuovo, issata come vessillo di nuove crociate economiche…