Torna a casa il brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi

Trascorrerà il Natale a casa, a Prato, Giuseppe Giangrande, il brigadiere dei carabinieri gravemente ferito il 28 aprile davanti a Palazzo Chigi, dove prestava servizio. Giangrande rimase vittima dei colpi esplosi dal muratore disoccupato Luigi Preiti, che nel giorno in cui si insediava il governo arrivò a Roma dal Piemonte per dare vita a quella sparatoria in cui colpì anche un altro carabiniere. Il brigadiere ha lasciato oggi l’ospedale di Montecatone, nell’imolese, dove dal 7 maggio era ricoverato per le cure necessarie alla tetraplegia da lesione midollare provocata dai proiettili. Si è dunque conclusa la fase riabilitativa ad alta intensità e, in accordo con i servizi sanitari del territorio di residenza, è previsto che il sottufficiale possa seguire un percorso riabilitativo di minore intensità a casa, dove grazie all’interessamento del Comune sono stati realizzati tutti gli adattamenti necessari. «Abbiamo concordato con il brigadiere Giangrande e con la famiglia che – ha spiegato il direttore dell’unità spinale di Montecatone, Jacopo Bonavita – a un anno dall’evento si possa programmare presso Montecatone una rivalutazione della situazione neurologica, per impostare eventuali ulteriori programmi riabilitativi e siamo molto fiduciosi in quanto il brigadiere si è avvicinato alla dimissione con un atteggiamento molto positivo, con una forte consapevolezza del percorso fatto e degli obiettivi raggiunti, pur nell’ambito di una disabilità». È, invece, di una decina di giorni fa la conclusione della perizia psichiatrica ordinata su Preiti dal giudice per l’udienza preliminare. Secondo gli esperti, l’uomo era in grado di intendere e di volere. «Al momento del fatto l’imputato presentava un modesto disturbo depressivo in un soggetto portatore di un disturbo di personalità. Tali componenti non avevano rilevanza psichiatrica forense e dunque, per le loro caratteristiche e intensità, non incidevano in modo significativo sulla sua capacità di intendere e di volere», si legge nella relazione tecnica firmata dal professor Pietro Rocchini, nella quale sono espressi anche fortissimi dubbi sulla volontà di Preiti di suicidarsi dopo l’attentato. Preiti, dunque, sarà regolarmente processato con l’accusa di tentato omicidio plurimo, porto e detenzione d’arma clandestina e ricettazione e il 21 gennaio dovrebbe tenersi l’udienza che porterà alla sentenza.