Stabilità, via libera alla Camera tra i veleni. I grillini accusano il Pd di lobbismo e tirano fuori una foto-denuncia

La maggioranza ha votato la “finanziaria” senza grossi imbarazzi, l’opposizione – da Forza Italia, a  Sel, alla Lega – ne ha approfittato per demolirla, a parole, fino a pochi minuti prima del via libera della Camera alla legge di Stabilità e alla nota di variazione collegata alla legge, che passano ora al Senato per l’ok definitivo. «Una legge nata male e finita peggio, per questo consideriamo questo voto finale una sorta di liberazione», ha detto Renato Brunetta, capogruppo di FI a Montecitorio. La legge, ha sottolineato, “non riduce la pressione fiscale ma la fa crescere ancora, avrebbe dovuto far crescere il mercato del lavoro, ma fa aumentare ancora, se possibile, il costo del lavoro, non riduce il debito, non aiuta chi ha bisogno, non viene incontro alle esigenze delle famiglie né delle imprese”. Più o meno sulle stesse posizioni, ma non c’è nulla da meravigliarsi, anche i post-comunisti di Sel, che hanno votato contro giudicando la manovra economica “iniqua, sbagliata ed inadeguata a far fronte alle emergenze del Paese”, una manovra “di galleggiamento, dove non c’è crescita”. «La legge di stabilità – ha detto il deputato Giulio Marcon – è frammentaria, confusa e contraddittoria e le misure sul lavoro sono estemporanee ed inefficaci». Gli ha fatto eco la Lega Nord, secondo cui la legge di Stabilità «non risponde alla situazione economica e sociale di disagio del Paese, ma comprende solo interventi microsettoriali che noi chiamiamo marchette». Accuse, queste su presunte marchette e lobbismo, ripetute anche dai Cinquestelle che con una plateale protesta hanno preso di mira il Pd e un suo presunto regista, che da lobbista ne detterebbe alcune scelte politiche. Diverse le interpretazioni delle forze di maggioranza, a partire dal Ncd, che ha votato “con piena convinzione il ddl bilancio”. A prendere la parola è stato Dore Misuraca, che ha sottolineato come al Paese serva innanzitutto “continuità”. Altrimenti, ha detto, “ci sarebbe stata crisi e ingovernabilità”.