Slot machine, il Pd si straccia le vesti. Ma chi introdusse le sale Bingo? Il governo D’Alema nel ’99

Valli un po’ a capire questi del Partito democratico. Prima votano alla chetichella l’emendamento che toglie ai Comuni gli incentivi per combattere le slot machine e il gioco d’azzardo. Poi, quando il caso esplode sulla stampa (con Renzi che la definisce un «porcata» e con Letta che se ne lava le mani definendo «sbagliato» l’emendamento), quando insomma il guaio si fa grosso e il governo rischia di cadere, è tutto un “mea culpa” e un  “non avevamo capito” (sapete com’è, con lo stress delle votazioni a raffica sulla legge di stabilità…). Insomma, i piddini, dem,  democrat o come li vogliamo chiamare, ci tengono sempre alla loro immagine di boy scout del Parlamento. L’unica (evviva la faccia!) a dire pane al pane e vino al vino è stata la senatrice dell’Ncd Federica  Chiavaroli, la prima firmataria del contestato emendamento, la quale ha candidamente ammesso qual è stata la logica di quell’ “aiutino” ai farabutti che speculano  sulla dabbenaggine, il vizio, la disperazione di tanti poveracci: «L’ho fatto per aiutare l’Erario». E sì, Sua Divinità il Fisco, che ricava dalla ludopatia dei cittadini la bellezza di nove miliardi di euro l’anno. Non solo una porcata morale, ma anche una scemenza finanziara, perché lo Stato, a fronte di un introito di 9, ne deve poi spendere 6 per i programmi di recupero alla vita civile degli psicodipendenti da slot. Mi dite che senso ha? Ammesso e non concesso, poi, che uno Stato abbia il diritto di spremere quattrini anche dal vizio.

Il problema sta dunque, come si suol  dire, nel “manico” , o volendo parlar forbiti, nel “principio ispiratore”. A questo punto  è lecita una domanda: a chi è venuta per primo la malsana idea di lucrare sulle scommesse, sui giochi e su tutto quanto esce dalle tasce della gente senza più farvi ritorno? A un governo di centrosinistra (ma guarda un po’!), per l’esattezza il governo D’Alema, che nel 1999 introdusse le sale Bingo in Italia, inaugurando la poco gloriosa tradizione dello Stato biscazziere. E allora, principio per principio, vale la pena ricordare che la sinistra italiana è partita con la lotta allo  Stato borghese  ed ha finito con l’adesione, appunto, allo  Stato biscazziere. Mentre la destra (quella vera, intediamoci!) è partita con lo  Stato etico, che non si è purtroppo realizzato. Ma che rimane sempre un  linea di vetta ideale. Stiamo facendo retorica? Sì, e allora? Meglio retorici che furbetti.