Sei depresso, su di giri? La pubblicità se ne accorge e ti vende il rimedio. È la tecnologia intelligente

Non solo intercettati per “sbaglio” da finire nella rete dei pm per una telefonata a un amico di un amico. Siamo tutti spiati anche nei nostri sentimenti: la sfera emotiva di ciascuno non sfugge ai “sensori” addetti alla personalizzazione, che non sono più solo testuali ma sarebbero in grado di cogliere molte altre dimensioni delle nostre attività. Lo spiega Evgenij Morozov, sociologo e giornalista russo esperto di nuovi media, che ha studiato i meccanismi perversi e pervicaci della pubblicità che utilizzano strumenti che non si limitano a memorizzare le Url e le ricerche ma «riescono anche a captare ed elaborare elementi non linguistici, da quelli neurofisiologici (stiamo bruciando poche calorie?) a quelli emotivi (siamo in ansia o eccitati?)». Nel suo scritto tradotto e pubblicato dal Corriere dello Sport con il titolo Stai piangendo? Ti vendo io fazzoletti cita molti esempi, dalla macchina che rallenta quando “percepisce” un’attenzione diminuita alla scrivania che registra le calorie bruciate da chi la utilizza e regola di conseguenza la sua altezza. È la tecnologia intelligente, bellezza.

«Gli ideatori – scrive Morozov – credono che i loro sensori, combinando i dati raccolti da tutti gli altri sensori che scrutano la nostra vita, siano in grado di trasformare una scrivania statica in una macchina ginnica. Il fondatore della società che produce questa scrivania dice che stanno pensando di importare flussi di dati esterni per rendere la scrivania più intelligente». Ma la notizia più straordinaria  è l’applicazione furbetta di importanti società. Prendiamo un recente rapporto del Wall Street Journal – racconta lo studioso russo –  che accennava a MediaBrix, una società specializzata in proprietary emotional targeting. Che cosa fa MediaBrix? «Ci studia quando facciamo un gioco al computer e cerca di venderci un prodotto quando siamo più emotivamente vulnerabili. Ovviamente, MediaBrix non la mette in questi termini: afferma piuttosto che l’azienda cerca di «raggiungere chi gioca nei momenti naturalmente critici del suo impegno, quando è più ricettivo ai messaggi pubblicitari».