Scontri e arresti in piazza Taksim: lo scandalo corruzione riaccende la protesta contro Erdogan

Trentuno fermi e diverse ore di scontri. È il bilancio delle proteste contro il premier turco Tayyip Erdogan, che si sono svolte ieri sera a Istanbul in piazza Taksim, teatro delle manifestazioni anti-governative di giugno e della loro repressione violenta. La polizia ha usatoproiettili di gomma, idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, che sono tornati a radunarsi dopo lo scandalo corruzione che ha coinvolto numerosi esponenti del governo, i figli di tre ministri e parte dell’establishment. I manifestanti, dal canto loro, avrebbero lanciato contro gli agenti fuochi di artificio, mentre altri erigevano barricate. La situazione è tornata tranquilla verso la mezzanotte locale, anche se le forze dell’ordine continuano a presidiare massicciamente il quartiere. Intanto, per Erdogan si complica notevolmente anche la situazione politica con defezioni eccellenti nel suo partito Akp, con l’esercito che annuncia di volersi tenere fuori dal terremoto che sta investendo il governo e con il Consiglio di Stato che ha deciso di sospendere il decreto che imponeva alla polizia di informare tutta la gerarchia prima di un arresto. Si tratta della più grave crisi politica da dieci anni a questa parte, esplosa a metà dicembre con l’arresto di 52 personaggi della nomenclatura, di fronte alla quale il premier ha cercato di difendersi parlando ieri, nel corso di un comizio all’aeroporto di Istanbul, di «un complotto» contro di lui. In precedenza Erdogan aveva promosso un rimpasto di governo per sostituire i quattro ministri coinvolti, ma la misura non è bastata e, oltre al terremoto interno, vi è stata anche una presa di posizione di Bruxelles, che ha fatto sapere di seguire gli avvenimenti «con crescente preoccupazione». Il commissario Ue all’Allargamento, Stefan Fuele, ha lanciato un monito ad Ankara: deve «prendere tutte le misure necessarie per garantire che le accuse» di corruzione siano «affrontate senza discriminazioni o preferenze in modo trasparente e imparziale». Da parte sua il ministro degli Esteri Emma Bonino ha auspicato da Roma una mediazione del presidente della Repubblica, Abdullah Gul e ha poi definito importante anche il ruolo che può giocare «una Ue lungimirante, nel riprendere il dialogo con Ankara». A marzo i turchi voteranno per le amministrative, si tratta di un appuntamento importante da cui potrebbe dipendere il futuro del Paese: più islamico o più europeo.