Scissioni finte e alleanze posticce. Se la politica si trasforma in “cartoon”

C’entrano certamente gli scandali, i rimborsi a gogó, le feste in costume e le teste di maiale a spiegare il rifiuto popolare verso tutto ciò che é pubblico, istituzionale, politico. Ma non v’è dubbio che a contribuirvi concorrano – e non poco – anche le vistose incoerenze e quella mancanza di consequenzialità nelle dinamiche del Palazzo che ha finito per ridurre la politica ad una specie di cartone animato dove scontri, insulti e addii non lasciano mai il segno e dove tutto ricomincia esattamente come e più di prima. Siamo al punto che la condivisione di un programma di governo è diventata poco più di un optional rispetto al requisito dell’appartenenza ad uno schieramento. Assurdo. Qualcuno forse dubita che se si votasse domani Forza Italia avrebbe qualche remora a stringere un’alleanza con gli scissionisti del Nuovo Centrodestra? Assolutamente no. Eppure Berlusconi ha suonato la carica dell’opposizione contro l’esecutivo guidato da Enrico Letta mentre Alfano ne è diventato il pretoriano.

Ci sarà da divertirsi in una campagna elettorale in cui gli alleati di oggi sono i nemici di ieri, a destra come a sinistra. Ma tant’è: il bipolarismo concepito come formula astratta costringe la politica a ricacciare in second’ordine i contenuti, il merito delle questioni cioè la sostanza intorno a cui si aggregano o si sfarinano le maggioranze. Letta e Vendola hanno corso, da alleati, nello stesso schieramento. Vallo a spiegare ad un tedesco o ad un inglese che mentre il primo è diventato premier, il secondo si è acquattato all’opposizione. Non capirebbero mai. In Germania, dove alle elezioni si corre liberi da alleanze preventive, la grosse koalition tra partiti alternativi è un esito possibile. Da noi, invece, si corre insieme ma al governo ci si arriva anche da soli.

Abbiamo un impianto bipolare declinato, però, in senso muscolare e circense: ci si allea per vincere, non per governare. Tanto è vero che se la vittoria non arriva, si mollano gli alleati e si governa con gli avversari salvo poi tornare dagli antichi sodali, che nel frattempo, dall’opposizione, ti hanno politicamente scorticato. Normale che i cittadini siano indotti a sospettare che in politica si possa rinunciare a tutto tranne che alla poltrona. In realtà, siamo in presenza di un gioco perverso che per effetto del terzo incomodo grillino rischia di imporsi come regola in nome della responsabilità e della stabilità. Ma è un gioco che non può più durare senza configurarsi come un esproprio permanente della volontà e della sovranità popolare.

Con Grillo intorno al 20 per cento, i poli sono ormai tre. Dovrebbe bastare questo per convincersi ad archiviare il Porcellum e adottare una nuova legge elettorale. A prescindere dalla odierna decisione della Consulta, il Parlamento non può che prendere atto di un quadro politico completamente diverso da quello del 2005, anno di nascita dell’attuale sistema elettorale. Diversamente, i partiti finiranno per impiccarsi ad un bipolarismo astratto, smentito dalla realtà di un governo tra avversari e soprattutto contraddetta da una rilevante quota di elettorato renitente alla leva obbligatoria del centrodestra e del centrosinistra. Che si voglia continuare sulla strada delle alleanze preventive o adottare il modello tedesco, l”importante è garantire un sistema che riporti a privilegiare i contenuti sulle formule. L’alternativa é continuare a tenerci l’attuale cartone animato. Però poi non meravigliamoci se a finire in prima pagina è il simpatico Dudù.